Bilancio del Consiglio Regionale. Amato (Pd): E’ necessario un confronto vero con il Consiglio
Commento
Con una lettera aperta ho ritenuto di intervenire, in qualità di questore alle Finanze del Consiglio Regionale della Campania, nel dibattito in atto tra l’Assessore D’Antonio e il Presidente del Consiglio Regionale Alessandra Lonardo. La lettera, che vi riporto di seguito, è stata pubblicata giovedì 11 dicembre dal Corriere del Mezzogiorno.
<<Caro Direttore,
contro gli sprechi, contro le inefficienze, il Consiglio regionale ha caratterizzato questa legislatura con una politica di riduzione della spesa e, in particolare, ha avviato uno sforzo notevole per riorganizzare le strutture amministrative. Nel 2008, come ha giustamente ricordato la Presidente Lonardo, abbiamo ripianato i debiti fuori bilancio, sensibilmente ridotto gli oneri per consulenze, spese di rappresentanza e, in generale, per le cosiddette spese della politica. Quest’anno, come emerge dall’esame del documento previsionale per l’anno 2009, abbiamo proseguito nella strada di un riequilibrio innanzitutto strutturale del bilancio che, sia pure tra significative difficoltà, ha condotto ad un saldo positivo rispetto agli oneri complessivi dell’anno 2008 pari ad oltre 2 milioni di euro. Certo molto ancora resta da fare, non a caso, con la Presidente Lonardo, dopo averne discusso in Ufficio di Presidenza, stiamo approntando un provvedimento per realizzare un serio contenimento degli oneri della politica e che punta alla riforma dell’utilizzo del personale per il supporto all’attività dei Consiglieri, dei Gruppi e delle Commissioni, con l’abolizione dell’istituto del comando di dipendenti provenienti da altre amministrazioni, causa principale della lievitazione dei costi nel bilancio.
Sono scelte politiche non affatto scontate che avrei voluto discutere con la Giunta e per le quali tutto mi sarei aspettato tranne che un attacco gratuito e fuori luogo al Consiglio.
Quest’anno, proprio per evitare uno scontro sbagliato e inutile, avevo inviato all’Assessore D’Antonio, prima del varo in Giunta della proposta di Bilancio, il Documento, approvato dall’Ufficio di Presidenza, che riguarda la parte di competenza del Consiglio per valutare insieme quali erano le scelte da compiere. L’Assessore non solo non mi ha incontrato, né ascoltato in qualità di Questore alle Finanze del Consiglio, ma, senza alcun preavviso e senza dire nulla nella commissione competente, ha pubblicamente attaccato il Consiglio, vulnus di tutti gli sprechi di questa Regione.
Ma io sono una persona fattiva che crede nel dialogo e nel confronto. Per questo rinnovo l’invito all’Assessore a trovare il tempo di discutere con il Consiglio delle future scelte di questa Regione, a partire dalla destinazione dei 200 milioni di euro di spesa libera che, ho appreso essere a disposizione per la Campania nel bilancio 2009. In un momento così delicato per questa terra, sarà difficile altrimenti aspettarsi la tenuta del Consiglio.
ANTONIO AMATO
Questore alle Finanze del Consiglio regionale della Campania e consigliere regionale del Pd
Napoli, 10 dicembre 2008>>
Riccardo:
A me sembra che i consiglieri regionali della Campania siano trattati da sudditi dalla Giunta, espropriati delle proprie prerogative. Praticamente sono ridotti, da quando governa Bassolino, ad approvare in Consiglio tutti quei provvedimenti che la Giunta regionale vara senza alcuna possibilità di modifica. Anche per la legge finanziaria 2009 sarà la stessa cosa. Ci sarà pochissimo spazio per emendare ciò che la Giunta regionale ha scritto nel disegno di legge inviato al Consiglio.Insomma i consiglieri regionali sono stati ridotti a dei notai che ratificano le decisioni altrui (della Giunta). Diversamente se mettessero in difficoltà la Giunta Bassolino dovrebbe dimettersi e i Consiglieri andrebbero a casa senza più il robusto assegno mensile, i benefit, etc. La vera anomalia democratica è questa. Inutile far finta di NO!
12 dicembre 2008, 11:14 pmNicola:
IL (NON) CONTROLLO DELLE PARTECIPATE REGIONALI E LEGGE FINANZIARIA .
Ancora una volta l’attenzione dei cittadini-utenti, che con le tasse e le imposte che pagano, sono gli esclusivi azionisti di riferimento delle società pubbliche, si riversa sulla totale assenza di direzione e controllo del consiglio regionale sulle società partecipate che alimenta le inefficienze che regolarmente si scaricano sul bilancio della regione.
Le società a totale capitale pubblico, le cosiddette società in house, sono caratterizzate dall’essere soggette al controllo analogo che consiste nell’assoluto potere di direzione, coordinamento e supervisione dell’attività della società partecipata da parte della regione, ovvero degli enti locali “proprietari”. In pratica la Regione ha un potere , anzi un obbligo, di direzione sui più importanti atti di gestione della propria società . Previsto anche dallo statuto , all’art. 69, ma che non sembra esercitare.
Oltre il potere di controllo e gestione ha il potere di determinare le tariffe per i servizi pubblici, basate sui costi dei programmi in esse contenuti, nominare e revocare i componenti dei consigli di amministrazione ed ogni altro atto che ritenesse utile per esprimere il suo potere di controllo e direzione, attribuitogli dalla legge nazionale , regionale e dallo Statuto.
Alcune Regioni (soprattutto del Nord) hanno disciplinato il contenuto del controllo, hanno regolamentato i rapporti fra il Consiglio e le proprie società partecipate. Il Consiglio regionale della Campania non ha mai fatto nulla. Almeno consultando il sito Internet istituzionale non c’è alcun cenno alle società partecipate, diversamente ad altre regioni italiane.
Praticamente non ha mai proceduto a codificare i rapporti con le proprie società controllate, lasciando via libera a queste di “gestirsi” autonomamente , tant’è che le inefficienze sono arrivate ad un punto di insostenibilità e i debiti di queste società, regolarmente, vengono ripianati dal bilancio regionale che , praticamente, se ne accolla gli oneri. Diversamente queste società , in mancanza di un equilibrio di bilancio tra costi e ricavi, nel tempo, dovrebbero fallire ( Alitalia insegna ).
In assenza di regole che disciplinano le relazioni fra la Regione e le sue partecipate, bisogna domandarsi quali possano essere gli atti consiliari che stabiliscano i limiti di azione degli organi della società al fine di tutelare il cittadino – cliente che ne sopporta gli oneri attraverso tasse ed imposte.
Aumentare i costi di gestione , pur in presenza quasi sempre di contratti di servizio che non lo consentono, senza l’approvazione di un programma da parte del consiglio regionale, non solo è la prova del mancato controllo analogo, ma soprattutto pone l’obbligatorio innalzamento della pressione fiscale alle decisioni autonome di un consiglio che non risponde ai rappresentati dei cittadini.
In pratica il consiglio regionale (cosa che è accaduto l’anno scorso in finanziaria per il Trasporto pubblico locale) ha quasi l’obbligo di innalzare le tariffe e /o la pressione fiscale per decisioni non sue ma di una sua società che sfugge al controllo non perché esente, ma perche il consiglio è inerte e disattento. Volge lo sguardo ad un’altra parte.
I costi delle attività di queste società partecipate non devono né possono essere addossati al cittadino- cliente poiché altrimenti questi non solo è senza alcuna difesa e, quindi costretto come una pecora ad essere tosato, ma privato anche del controllo dell’organo elettivo cui ha dato un mandato ad esprimerlo perché votato e perché previsto da legge.
Ritenere che il costo di gestione di queste società non incide sul bilancio regionale è una concezione singolare, direi strettamente contabile, che non tiene conto né del controllo analogo né del fatto che alla regione compete, in alcuni casi, la determinazione della tariffa dei propri servizi offerti attraverso le sue società.. Le perdite si scaricano sui cittadini con altrettante imposizioni fiscali.. Sono giustificazioni, pertanto, che rivelano la concezione che si ha della collettività: un esercito di sudditi da tosare a prescindere dalla qualità e dall’efficienza del servizio offerto.
E’ di questi giorni la notizia che la società dei trasporti del comune di Messina si è ridotta sul lastrico, così come da tempo è l’azienda di Caserta (ACMS) . Di casi ce ne sono altri, e non soltanto in Campania, in considerazione della cattiva gestione di queste società.
E’ da dire che vi sono anche delle vere eccellenze quali le multi utility partecipate da Regione Lombardia, Comuni di Milano e di Brescia ove molte società partecipate, sono quotate in borsa e producono utili per gli investitor.
Stupisce il silenzio del consiglio regionale che si vede sottratta una competenza così importante, come stupisce il silenzio dell’opposizione sulla mancanza di regole che disciplinino il contenuto del controllo analogo come, infine, stupisce il silenzio sull’esistenza o meno di trasferimenti finanziari dalla Regione alle società partecipate per ripianare perdite in corso d’esercizio senza un minimo di analisi sulle cause che le hanno prodotte. In un momento di così grave crisi economica, con l’avvento del federalismo fiscale, stupisce fortemente su come mai i controlli in regione campania non si esercitano sulle società partecipate, sulle ASL e su tutti gli altri enti strumentali. Almeno fate sì che il controllo venga esercitato dal cittadino-azionista attraverso la pubblicazione dei bilanci di queste società partecipate sul sito internet della casa madre (Regione).
Creare posti di lavoro, dispensare incarichi e consulenze nelle società partecipate, come è stato fatto nel corso degli anni, penalizzando i bilanci, non sembra sia stata la migliore soluzione per avviare lo sviluppo in regione campania.
Le risorse sottratte alla disponibilità delle famiglie non renderanno solo più povere le famiglie stesse, ma diminuiranno le loro disponibilità di spesa aiutando così a peggiorare la situazione economica della regione. Inoltre incrementerà le richieste di aiuto alla regione stessa.
13 dicembre 2008, 10:38 pmAi rappresentanti eletti dal popolo, al consiglio regionale, spetta il giudizio sull’opportunità di avviare un serio e rigoroso processo di controllo sulle partecipate pubbliche per eliminare i costi “politici”. Un controllo politico-contabile assiduo, magari con la partecipazione delle associazioni civiche, dei consumatori, per evitare che possano ripetersi situazioni quali quelle di Messina e Caserta, per non parlare di Alitalia, sarebbe auspicabile e finirebbe con l’avvicinare il cittadino ai palazzi del potere con maggiore fiducia.
redazione:
Non sono d’accordo con l’idea di Riccardo che il Consiglio Regionale non conti nulla. A mio avviso, diversamente da quanto sostiene Riccardo, proprio per la legge finanziaria e per il bilancio i consiglieri hanno un grande potere ( di modifiche e di integrazioni delle proposte della giunta). Dico ciò in base all’esperienza che ho acquisito nel corso del mio mandato.
Riccardo, vedrai che ci saranno differenze sostanziali tra il testo presentato dalla giunta e quello approvato dal consiglio.
Più volte questo è accaduto a seguito delle iniziative intraprese dalla stessa maggioranza che sostiene il governo regionale.
Antonio Amato
16 dicembre 2008, 6:29 pmredazione:
Ho letto con attenzione il corposo intervento di Nicola; nel merito, ci tengo a sottolineare che, consapevoli delle difficoltà gestionali in cui versano le società partecipate, su iniziativa del gruppo regionale dei DS e successivamente del gruppo del PD, le abbiamo ridotte in numero arrivando quasi a dimezzarle ; sono altresì consapevole che molto resta ancora da fare. Recepisco il suggerimento di Nicola sulla pubblicazione in internet dei bilanci delle società partecipate; a tal riguardo, farò esplicita richiesta all’assessore al bilancio perché egli provveda per la pubblicazione dei bilanci sul sito internet della Regione Campania.
Antonio Amato
17 dicembre 2008, 8:39 pm