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Archivi di dicembre 2008

Vertenza Portuali, una gara europea per sbloccare i trasporti nel Golfo

I sindaci delle isole del Golfo lo hanno chiesto a gran voce: una gara europea per affidare i collegamenti da e per Napoli a compagnie estere.

Il blocco del traffico deciso dagli armatori napoletani, per il mancato sgravio sugli oneri contributivi, lascia a terra milioni di passeggeri e compromette i rifornimenti a ospedali, supermercati, pompe di benzina, negozi, banche, caserme e l’arrivo del personale che risiede nel capoluogo.

Un disagio che si cumula alla sospensione del servizio imposto alla Caremar per la grave situazione debitoria e che ha spinto i primi cittadini di Ischia, Procida e Capri a chiedere, nell’incontro all’Anci di Mercoledì 17 Dicembre, un tavolo di confronto con le Commissioni Trasporti di Parlamento e Regione, con i ministri competenti e con il presidente Bassolino e l’assessore al ramo Ennio Cascetta.

Una gara europea, dunque, che, estinta la società pubblica Caremar, tolga il monopolio ai privati ed apra il mercato agli operatori più qualificati a coprire tutte le corse e il trasporto di pendolari, turisti, merci e servizi.

Al vertice di Mercoledì, i rappresentanti dei Comuni isolani hanno ripetuto che c’è troppa differenza di prezzo tra i biglietti per i pendolari e quelli per i turisti, che la delibera regionale del 2006 per distribuire le corse di aliscafi e traghetti non è andata a segno e che, nel frattempo, va prorogato di un anno il servizio pubblico garantito da Caremar.

Ero presente anch’io all’Anci. Al giornalista del Mattino ho detto, e ripeto qui sul mio blog, che: ”anche l’assessore Cascetta vuole una gara europea. Ma il Governo deve trasferire le risorse come ha fatto per anni”. Non solo perché in tempo di crisi non possiamo fare tutto da soli, ma anche perché il diritto alla mobilità è un diritto nazionale ed europeo che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini. E, in questo momento così difficile per il nostro Paese, innanzitutto ai cittadini campani.

Ciao Umbe’, i nostri occhi sanguinano, il nostro cuore ti trova lassù

Come sono nere queste morti bianche. Come sono bianche queste lenzuola a coprire una fine nera. E quanto è grigio, stupido, odioso, vigliacco, infame, strafottente un Paese dove si muore per vivere. Perché è questo che il lavoro dovrebbe garantire, la vita. E invece, magia del circo, al cantiere gli operai diventano funamboli: vanno su bancali fradici, su anditi sottili come corde. Senza uno straccio di recinzione. Un passo falso e, hop!, gli sbadati fanno il volo dell’angelo. Il circo, almeno, non toglie la rete ai trapezisti.

Oppure te li trovi allo stato brado, gli operai. Li vedi che lavorano senza precise istruzioni. Salvo scoprire, ma troppo tardi, che sgobbavano in due con una tonnellata sopra la testa; tanto la ditta che li aveva presi era il subappalto del subappalto del subappalto, e a lei bastava che facessero. Nonostante significativi sforzi ancora insufficienti sono i controlli, perché i controlli richiedono misure di sicurezza che erodono il profitto, e nessuno dice agli operai, per non risponderne un giorno davanti a un giudice, che il gancio che tiene su il bestione potrebbe mollare.

Ed è così che se n’è andato il nostro amico Umberto Gambino, giovedì 18 Dicembre, alle 3.00 del pomeriggio: con metà corpo schiacciata dalla cabina elettrica sospesa su lui e sul compagno di lavoro E., un elefantino d’acciaio che non doveva stare lì, al binario della Stazione Centrale di Napoli dove Umberto ed E. lavoravano, una cosaccia sotto cui non avrebbero dovuto lavorare.

Dopo l’incidente Umberto respirava ancora. Poi, la corsa al Loreto Mare mercoledì sera, dove ha lottato tutta notte per restare vivo. Cinque ore di sala operatoria: 300 minuti difficili, disperati, febbrili, per salvare il suo corpo spezzato da un’emorragia orrenda che ha richiesto 34 sacche di sangue.

Umberto è riuscito, negli ultimi istanti prima dell’impatto, a tirare via il compagno di lavoro che, in salvo, ha visto la cabina travolgerlo. E. ha gridato aiuto, venti uomini l’hanno tolto da lì e l’hanno caricato in ambulanza atterriti. Umberto è rimasto lucido fino all’entrata in operatoria. Poi l’anestesia l’ha separato dagli sguardi degli amici raccolti intorno a lui, per cinque lunghe ore. Alla fine il suo cuore di toro, che non voleva arrendersi, ha smesso di battere.

Il nostro amico lascia 2 bimbi piccoli e una moglie, che al suo funerale, lunedì 22 Dicembre, gli gridava straziata tutto il suo amore.

E ora, cosa dobbiamo dire noi? Che, poiché c’è crisi, bisogna accettare che si vada a lavorare con il rischio di lasciarci le penne? Perché anche questa è una fatalità: potresti non lavorare ma, se decidi che proprio devi, metti in conto che il ritorno a casa non è garantito. E che la vita dell’operaio Miele, morto a Campobasso nell’84, ancora per assoluta e strafottente assenza di regole, sia stata liquidata per 4.500 euro è anche questa una fatalità? Se è così, mettiamoci d’accordo sul prezzo della vita di un muratore, con un tariffario nazionale da consegnare alle famiglie nell’opuscolo ’morte pianificata del neoassunto’.

Oppure, invece, ha ragione la Fiom Campania che dopo la morte di Umberto Gambino – poco successiva a Ciro Borriello, stroncato, sempre alla Stazione Centrale, da una scarica di corrente che malaccortamente non era staccata – ha urlato « è una successione di incidenti sul lavoro inaccettabile che segnala che le misure necessarie per la sicurezza sono sistematicamente sottovalutate se non, fatto ancor più grave, ignorate» e si è annunciata parte civile contro le Ferrovie dello Stato, esigendo dal Prefetto Pansa la convocazione di sindacati, Ferrovie, Ispettorato del Lavoro, Inail, Asl e aziende in appalto con la Stazione Garibaldi per questi famigerati lavori di riqualificazione. Anche la CGIL di Napoli e Campania ha tuonato contro il sistema di assegnazione dei lavori a ditte terze adoperato dalle Ferrovie e preteso un tavolo di confronto tra tutte le parti sociali in cui si forniscano «spiegazioni su come vengono attuati i controlli e su e a chi sono stati dati in gestione gli appalti».

Noi sosteniamo l’iniziativa della CGIL, all’opera per la sicurezza sul posto di lavoro e la prevenzione di incidenti sul lavoro, e contribuiremo con altre iniziative affinché ci sia la massima responsabilizzazione dei datori di lavoro a una più attenta sorveglianza sulle decisioni preventive e repressive degli organi preposti, per dare al lavoratore la formazione alla sicurezza necessaria ad evitare condiscendenze in situazioni di lavoro pericolose ed usuranti e la conoscenza di tutti gli accorgimenti e mezzi di salvaguardia dell’incolumità propria, dei compagni di lavoro e delle persone che ruotano intorno a cantieri, stabilimenti e sedi di lavoro.       

Ma ci ostiniamo a dire che Umberto Gambino aveva 35 anni e a quell’età non si muore e non si lascia il mondo così, schiacciati per “errore”. Sappiamo soltanto che lui, come milioni di altri precari, lavorava per vivere, comprare la sua casa, amare sua moglie e veder crescere i suoi bambini. E mentre il dolore avvampa a grandi soffi, cominciamo a sentire il vuoto della sua risata fragorosa, della sua calda umanità, che gli ha guadagnato nel tempo tanti amici che lui ha aiutato come suoi fratelli; mentre il dolore morde e taglia, tocchiamo intontiti la mancanza del suo corpo imponente che riempiva l’aria, del suo largo abbraccio di gigante buono.

 

Ciao Umbe’, dal tuo sacrificio spunterà un ulivo che darà ombra agli ultimi della Terra.

Statte bbuono Umbe’, i nostri occhi sanguinano, il nostro cuore ti trova lassù.    


Antonio Amato e la Redazione.

Amianto, partono le indagini sulla morte dei lavoratori della Fincantieri di Trieste e proseguono le mie iniziative a difesa dei lavoratori e delle loro famiglie

Indagati 14 dirigenti della Fincantieri di Monfalcone. All’epoca, Italcantieri. La Procura della Repubblica di Trieste ha riconosciuto le loro responsabilità per la morte di 21 operai, esposti all’amianto sul luogo di lavoro tra 1965 e ’85.

Omicidio colposo il reato per il quale i magistrati triestini chiederanno il rinvio a giudizio dei vertici dell’azienda, nell’indagine che tenta di far luce sulla malattia di 700 persone: 200 tra queste uccise da mesoteliomi e carcinomi ai polmoni.

L’indagine segue la condanna dello scorso Aprile a un anno di carcere dell’ex dirigente della Fincantieri di Monfalcone Manlio Filippi, riconosciuto colpevole (ma con pena sospesa) dal Tribunale di Gorizia per la morte di una dipendente di una ditta di pulizie.

L’inchiesta della Procura friulana apre un nuovo capitolo in materia di lotta alle malattie professionali e mi spinge ad intensificare il mio impegno e le iniziative di prevenzione del rischio amianto nelle fabbriche e negli ambienti di lavoro.

Come già a Settembre 2008, quando ho presentato nell’Aula del Consiglio Regionale un question time che chiedeva risposte precise all’assessore alla Sanità Angelo Montemarano sulla mancata partenza del Progetto di monitoraggio e tutela della salute dei lavoratori esposti al rischio amianto, continuo la mia battaglia e continuo a promuovere la partenza di questo importante progetto affinché anche in Campania le forze politiche e sindacali, insieme con gli imprenditori di buona volontà, possano costruire sul territorio un presidio costante a difesa della salute e della vita dei lavoratori.

Le periferie esprimono cultura. La VII municipalità lancia “Napoli sottosopra – il festival dei vecchi casali e delle nuove periferie”

Ricevo e pubblico questa interessante iniziativa che si prefigge lo scopo di dare spazio alle diverse forme espressive che nascono nelle periferie. La manifestazione è stata promossa dal presidente della VII municipalità Giuseppe Esposito e  dall’assessore alla cultura ed all’educazione Melinda di Matteo.

 

Presentazione festival     manifesto     brochure

Subito un tavolo di confronto per far ripartire i collegamenti con le isole del golfo di Napoli

Il governo nazionale ha gravi responsabilità per quanto sta accadendo nei collegamenti marittimi con le isole del golfo di  Napoli.

Non aver previsto nella legge finanziaria i fondi per gli sgravi contributivi mette in seria difficoltà il settore e scarica i suoi effetti sui cittadini che sono privati di un servizio essenziale.

Allo stesso tempo sottolineo  quanto la protesta degli armatori sia lesiva del diritto alla mobilità e quanto sia lontana dal  dovere di assicurare il servizio di trasporto.

Occorre un urgente tavolo di confronto che deve partire dalla necessità di riprendere i collegamenti, tanto più necessari in un momento di grande richiesta di mobilità da parte dei cittadini come quello attuale; da questo punto di vista mi associo con forza ai sindaci isolani.

E’ mia intenzione presentare un ordine del giorno in Consiglio Regionale allo scopo di dare il massimo sostegno alle iniziative dei sindaci e delle popolazioni isolane; nello stesso tempo è necessario definire, in tempi rapidi, sia l’acquisizione della Caremar da parte della Regione sia le modalità di gestione pubblica della stessa.

Bilancio del Consiglio Regionale. Amato (Pd): E’ necessario un confronto vero con il Consiglio

Con una lettera aperta ho ritenuto di intervenire, in qualità di questore alle Finanze del Consiglio Regionale della Campania,  nel dibattito in atto tra l’Assessore D’Antonio e il Presidente del Consiglio Regionale Alessandra Lonardo. La lettera, che vi riporto di seguito, è stata pubblicata giovedì 11 dicembre dal Corriere del Mezzogiorno. 

 

<<Caro Direttore,

contro gli sprechi, contro le inefficienze, il Consiglio regionale ha caratterizzato questa legislatura con una politica di riduzione della spesa e, in particolare, ha avviato uno sforzo notevole per  riorganizzare le strutture amministrative. Nel  2008, come ha giustamente ricordato la Presidente Lonardo, abbiamo ripianato i debiti fuori bilancio, sensibilmente ridotto gli oneri per consulenze, spese di rappresentanza e, in generale, per le cosiddette spese della politica. Quest’anno, come emerge dall’esame del documento previsionale per l’anno 2009, abbiamo proseguito nella strada di un riequilibrio innanzitutto strutturale del bilancio che, sia pure tra significative difficoltà, ha condotto ad un saldo positivo rispetto agli oneri complessivi dell’anno 2008 pari ad oltre 2 milioni di euro.  Certo molto ancora resta  da fare, non  a caso, con la Presidente Lonardo, dopo averne discusso in Ufficio di Presidenza, stiamo approntando un provvedimento per realizzare un serio contenimento degli oneri della politica e che punta alla riforma dell’utilizzo del personale per il supporto all’attività dei Consiglieri, dei Gruppi e delle Commissioni, con l’abolizione dell’istituto del comando di dipendenti  provenienti da altre amministrazioni, causa principale della lievitazione dei costi nel bilancio. 

Sono scelte politiche non affatto scontate che avrei voluto discutere con la Giunta e per le quali tutto mi sarei aspettato tranne che un attacco gratuito e fuori luogo al Consiglio.

Quest’anno, proprio per evitare uno scontro sbagliato e inutile, avevo inviato all’Assessore D’Antonio, prima del varo in Giunta della proposta di Bilancio, il Documento, approvato dall’Ufficio di Presidenza, che riguarda la parte di competenza del Consiglio per valutare insieme quali erano le scelte da compiere. L’Assessore non solo non mi ha incontrato, né ascoltato in qualità di Questore alle Finanze del Consiglio, ma, senza alcun preavviso e senza dire nulla nella commissione competente, ha pubblicamente attaccato il Consiglio, vulnus di tutti gli sprechi di questa Regione.

Ma io sono una persona fattiva che crede nel dialogo e nel confronto. Per questo rinnovo l’invito all’Assessore a trovare il tempo di discutere con il Consiglio delle future scelte di questa Regione, a partire dalla destinazione dei 200 milioni di euro di spesa libera che, ho appreso essere a disposizione per la Campania nel bilancio 2009. In un momento così delicato per questa terra, sarà difficile altrimenti aspettarsi la tenuta del Consiglio.

ANTONIO AMATO

Questore alle Finanze del Consiglio regionale della Campania e consigliere regionale del Pd

Napoli, 10 dicembre 2008>>

Morti sul lavoro, facciamo tutti di più

La recente morte di Ciro Cozzolino, un operaio della azienda Citen folgorato al binario 19 della stazione centrale di Napoli, mi ha toccato profondamente anche perché ho fatto il manovratore, per 22 anni, nelle F.S.

Come è possibile che vi fosse corrente elettrica ad alta tensione nel palo su cui Ciro lavorava nonostante si trattasse di un traliccio fuori esercizio?!? Non è possibile che possano succedere ancora cose del genere…non è possibile che si debba perdere una giovane vita in questo modo…bisogna agire. Al riguardo, quindi, ho avanzato un’interrogazione all’Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro Corrado Gabriele e all’Assessore ai Trasporti Ennio Cascetta perché intervengano con immediati provvedimenti a tutela di una maggiore sicurezza dei lavoratori. 

Nell’interrogazione ho fatto PRECISE e CONCRETE RICHIESTE:

- all’assessore Cascetta ho chiesto di inserire, nei disciplinari di gara di sua competenza, una clausola di immediata risoluzione dei contratti d’appalto per quelle aziende aggiudicatarie che compiano anche un UNICO SOLO INADEMPIMENTO delle normative relative alla sicurezza sul lavoro (oggi, di norma, è prevista la risoluzione solo nel caso di gravi e REITERATI inadempimenti).

- all’assessore Gabriele ho chiesto che il Comitato Regionale di Coordinamento sulla Sicurezza Sul Lavoro promuova specifiche azioni dedicate alla sicurezza nel comparto del trasporto su ferro. 

- ad entrambi, infine, ho chiesto di sapere quali altre eventuali iniziative intendono adottare per impedire la ripetizione di simili tragedie.

Chiedo a voi tutti di contribuire al mio impegno contro le morti bianche inviandomi le vostre idee al riguardo.

Non bastano rimpasti, è l’ora dell’autocritica. Solo così la politica e la classe dirigente napoletana possono rigenerarsi

Ha ragione il Presidente della Repubblica: c’è un impoverimento morale e culturale della politica e occorre che le classi dirigenti del Sud facciano una seria autocritica. Soprattutto dopo i fatti che hanno segnato la vita politica e amministrativa di Napoli negli ultimi giorni. Ciò che sta accadendo impone una riflessione seria e un’analisi politica adeguata alla complessità delle vicende in campo.

Non credo che ci sia un accanimento della magistratura nei confronti della classe dirigente napoletana e campana. Sarebbe un alibi comodo per non fare i conti con la nostra esperienza e con la necessità di un bilancio. Al contrario sono convinto che la magistratura occupa i vuoti della politica. Nonostante la costituzione sancisca la separazione dei poteri, la magistratura paradossalmente svolge un ruolo suppletivo perché trova terreno fertile proprio nella debolezza della politica, nella forte sfiducia dei cittadini verso i partiti e nella delegittimazione della classe dirigente nell’opinione pubblica. Non sarebbe stato possibile nella Napoli del cosiddetto rinascimento perché in quegli anni la classe dirigente napoletana si misurava con progetti concreti e li realizzava.  

Poi è subentrata la politica degli annunci, mentre la realizzazione dei progetti svaniva. E’ su questo terreno,  sul modo di amministrare la cosa pubblica che abbiamo pagato il prezzo più  alto. Non abbiamo cambiato un modo di intendere la politica schiacciata sulla gestione e alla fine la costruzione del consenso si è ridotta a mera tecnica di gestione del potere. 

Leggo in queste ore di rimpasti e della fretta di dare risposte. Non credo che questa sia la strada più giusta.

Se partiamo dalle considerazioni fatte finora, se tiriamo le somme con franchezza,  sarebbe miope e sbagliato andare avanti facendo finta che non sia accaduto nulla. Non siamo in una situazione di ordinaria amministrazione e non mi riferisco solo alle vicende giudiziarie, ma alla caduta di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni campane.

Abbiamo bisogno di cambiare registro. Occorre praticare una cultura di governo che mette la politica al servizio della risoluzione dei problemi. Napoli ha bisogno della rigenerazione e del rinnovamento della sua classe dirigente per cambiare innanzitutto le regole e i principi di una buona amministrazione e per ridare credibilità alla politica  e alle istituzioni. Già nel 2006 il centrosinistra provò a ricucire un rapporto con la città con i Forum d’ascolto. E già lì commettemmo un errore perché all’ascolto non è seguita una pratica conseguente.

Ora occorre uno scatto di reni, serve rimettere in campo le forze sane della nostra città, le forze sociali, imprenditoriali, politiche per ridare un  futuro alla città e ai giovani. In tal senso va intrapresa un’iniziativa che tende a ridefinire le regole e le norme per rendere più trasparente l’azione amministrativa e di governo dei vari livelli istituzionali. La ridefinizione delle regole non va ricondotta da un moralismo astratto, ma serve a far sì che venga recuperata l’efficienza e la concretezza. Quando abbiamo realizzato infrastrutture importanti, penso al sistema dei trasporti regionale, a nessuno è venuto in mente di metter in discussione le consulenze  e le prestazioni professionali perché è sempre stata alta la qualità delle opere realizzate.