Grazie Obama, perchè la tua fatica dimostra che è possibile cambiare il mondo
Commento
Ha vinto, ha vinto Obama….
Ha vinto il cambiamento e, come ha scritto Mandela oggi nella lettera di congratulazioni inviata al nuovo Presidente degli Usa, questa vittoria dimostra che “in nessun luogo al mondo nessuna persona dovrebbe astenersi dal sognare di volere cambiare il mondo affinché diventi un pianeta migliore”.
E’ stata una notte bellissima. Ora da Ovest soffia un vento di cambiamento. Speriamo che prima possibile arrivi anche in Italia.
Grazie Obama….
antonio:
Caro Antonio sono molto contento della vittoria di Obama spero solo che non gli fanno fare la fine dei Kennedy e quindi tramutare il nostro o meglio il loro sogno in un incubo.
6 novembre 2008, 6:21 pmMi auguro che come promesso ritiri le truppe dall’Iraq al più presto.
Elena:
Ciao Antonio, mi auguro anch’io che non gli sparino, anche se, a sentire i reportage di Annozero, negli USA ci sono tipo 200mila neonazisti pronti a fargli un buco in testa. Che orrore! A questo non possiamo rimediare.
Ma possiamo aiutarlo rafforzando lo Stato sociale europeo invertendo prima di tutto la marcia: fermando la privatizzazione dell’assistenza sociale, impedendo che il lavoro diventi una merce, perciò sempre più precario, evitando che scuole e ospedali diventino aziende dove non conta più la persona ma l’equazioncina costi/ricavi.
Obama adesso parla di trapiantare in America modelli di Stato sociale che in Europa hanno retto benissimo, salvo malversazioni (due esempi opposti: Svezia e Italia). Vuole l’assistenza sanitaria pubblica,
i risarcimenti bancari ai cittadini indebitati, vuole tenere il salario e i lavoratori al centro della scena economica e dell’attenzione politica; tutte cose che dal Dopoguerra in poi gli europei hanno dimostrato possibili. Poi c’è la nuova sfida della difesa dell’ambiente, che sicuramente porterà gli USA alla firma del Protocollo di Kyoto.
Obama dice di voler realizzare l’impossibile: aiutiamolo a fare l’impossibile con le nostre pratiche virtuose e storiche, dunque possibili, di Stato accudente, di governi tutori e non demolitori della sopravvivenza minima del cittadino.
E, ora più che mai, governi sostenitori dell’integrazione e del meticciato con le donne e gli uomini che vengono dai Paesi più poveri a lavorare in Europa.
Un proverbio cherokee dice che se più indiani guardano la stessa montagna vuol dire che da lì verrà la pioggia.
Noi guardiamo nella stessa direzione di Obama che in giapponese vuol dire spiaggetta: un lido dove ci meritiamo di andare in vacanza con lui dopo aver combattuto insieme e restaurato la legittima primazia del lavoro e del reddito sul capitale e il profitto.
Yes we can, and we did: Obama 44th president of United States!
Elena Marzano.
7 novembre 2008, 12:11 pm