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LA LETTERA. LA SFIDA DA VINCERE NEL PD: UNA POLITICA SANA, CONCRETA DA TRASMETTERE AI GIOVANI

Commento

Ho ricevuto un lungo commento di Pietro Pannella, Presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione. Conosco da un po’ di tempo Pannella e la relazione che ho costruito con lui in questi anni è senza dubbio una ricchezza per la mia esperienza politica e umana…

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2 commenti

  1. Antonello:

    Belle le parole del prez honor della
    Corte di Cassazione. Perciò, cari amici e compagni – insieme e pari: non gli uni contro gli altri -,
    non è così che dovremmo fare per non dare il voltastomaco al Paese e la volata al Centro-Destra, che (anche) sulle nostre divisioni ha tratto la vittoria elettorale?

    Pannella dice, più o meno:

    “il nuovo partito, nato dalla unione dei vecchi partiti DS e Margherita, prima contrastanti, aveva aperto la speranza di costruire una società
    fondata sulla accoglienza del nuovo: persone di nuovo stampo fuori dalla logica partitica”.

    Usa tre volte la parola nuovo e una la parola speranza. Un tre per uno che deve moltiplicare – moltiplicare!, non dividere! – la nostra capacità di fare bene all’Italia e il bene dell’Italia, di fare davvero bello il Bel (finora così così) Paese.
    Bisognerebbe imparare dai fiumi. Mettiamoci a guardarli più spesso di quanto non ci rovesciamo dentro ogni tipo conosciuto di liquame.
    I fiumi corrono tra due sponde e le bagnano tutte e due. Quando il corso di un fiume curva, l’acqua non si stacca da un argine per appiccicarsi all’altro ma continua a bagnarli tutti e due; quando un fiume si secca, lascia siccitose tutte e due le sponde: e dalle pietre inaridite non nascono né querce né margherite; quando un fiume straripa, lo fa da tutte e due le sponde, e nessuno osa dire che con una sola sponda, foss’anche alta trecentoquindici metri, non sarebbe successo.
    Se, per assurdo, un fiume si sollevasse dal letto e cominciasse a scorrere nell’aria, in verticale, a spirale o in discesa, avrebbe sempre due argini, altrimenti colerebbe tutto da un lato e sarebbe nulla di più che un potente nubifragio, al massimo un uragano. Ma non, non più, un fiume.
    Se imparassimo dalla geologia
    (cari tutti, l’appello è diventare più geologici: geo + logici), sapremmo arrivare al mare compatti fluidi e sicuri. E il mare non è forse (per metafora propongo) la società?

    Mi viene in mente un possibile e terribile rischio a continuare così, inferociti e divisi: una canzone di ROberto Vecchioni del ’75, questa:

    CANZONENOZNAC

    Il leader della parte scura
    dietro una barba quasi nera
    diceva cose alla sua gente
    a voce bassa come sempre
    e ricordava cose antiche
    proibite ma pur sempre vive
    come il martini con le olive
    dal millenovecentottanta
    anno di grazia e di alleanza
    felice e immobile la gente
    viveva solo del presente
    ma lui a quei pochi che riuniva
    come una nenia ripeteva
    quel suo programma che chiedeva

    Fosse permesso ricordare
    fosse permesso ricordare
    poi ricordò che era vietato
    nel mondo nuovo anche il passato

    Il leader della parte chiara
    con quella cicatrice amara
    sul mento a forma di radice
    gridava: “Abbasso questa pace”
    Coi pochi giovani insultava
    la polizia che costringeva
    soltando ad essere felici
    ed abbatteva e rifaceva
    palazzi d’arte e di cultura
    e delle bibite e del niente
    sì, ma soltanto con la mente
    e all’occorrenza le prendeva
    davanti ai giudici abiurava
    ma appena uscito risognava

    Fosse possibile cambiare
    fosse possibile sperare
    ma la speranza era un difetto
    del mondo ormai così perfetto

    E il leader con la cicatrice
    credeva l’altro più felice
    e l’altro quello con la barba
    di lui diceva : “E’ pieno d’erba”
    Si sospettavano a vicenda
    di fare solamente scena
    d’essere schiavi del sistema
    e l’uno l’altro beffeggiava
    e l’altro l’uno ricambiava
    pur descrivendo alla rinfusa
    due volti di una stessa accusa
    che era impossibile cambiare
    tornare indietro, andare avanti
    avere voglia di sbagliare

    Come ad esempio ricordare
    come ad esempio ricordare
    questo ricordo era un difetto
    nel mondo ormai così perfetto
    né si poteva più cambiare
    né si poteva più sperare
    questa speranza era un difetto
    nel mondo ormai così perfetto

    E il leader della parte chiara
    pianse di rabbia quella sera
    seduto sopra la sua vita
    perduta come una partita
    ma il servofreno dentro il cuore
    che scatta al minimo segnale
    gli eliminò tutto il dolore
    e il leader della parte scura
    contando i passi e la paura
    si avvicinò alle parti estreme
    dove correva un giorno il fiume
    ricostruendo da un declivio
    l’ultima chiesa un vecchio bivio
    l’acqua e l’amore che non c’era

    Si sentì stanco e in quel momento
    tolse la barba e sopra il mento
    apparve a forma di radice
    quella sua vecchia cicatrice.

    (Album Ipertensione, 1975)

    Per ascoltarla, non so guidarvi – ma provate con You Toube o Emule. Per rileggerla, se vi va, andate pure qui: http://www.vecchioni.it/discografia/ipertensione/0504.htm.

    Antonello. Ciao.
    E scusate il fervorino.

  2. L'Albatros:

    L’onestà delle parole

    Esprimo la mia solidarietà e la mia ammirazione per Pietro Pannella e per la citazione di Giuseppe Di Vittorio (grande sindacalista perseguitato dai fascisti)

    Lo spirito del dialogo e le sue parole. La democrazia è discussione, ragionare insieme;
    è, per ricorrere a un’espressione antica secondo l’uso socratico, filologia non misologia. Chi
    odia i discorsi, alla persuasione preferisce l’imposizione. Juan Donoso Cortés, nel suo Saggio
    sul cattolicesimo, il liberalismo e il socialismo (1850) parla spregiativamente dei parlamenti
    come luoghi in cui la borghesia mostra la sua intima e corrotta natura di clasa discutidora e
    propugna non il governo del popolo ma la teocrazia, il governo di Dio e dei suoi rappresentanti
    con i quali c’è poco da discutere. Invece, maestro insuperabile dell’arte del dialogo, cioè della
    filologia che conviene alla democrazia, è certo Socrate, a cui si deve la denuncia di due opposti
    pericoli. Vi sono – dice – ‘persone affatto incolte’, che ‘amano spuntarla a ogni costo’, anche a
    costo di persistere nell’errore e di trascinare altri nell’errore. Vi sono poi però anche coloro che
    ‘passano il tempo nel disputare il pro e il contro, e finiscono per credersi divenuti i più sapienti
    di tutti per aver compreso essi soli che, sia nelle cose sia nei ragionamenti, non c’è nulla di sano
    o di saldo, ma tutto […] va su e giù, senza rimanere fermo in nessun punto neppure un istante’.
    Dobbiamo guardarci dall’uno e dall’altro pericolo e non lasciarci penetrare nell’animo né dalla
    tentazione della nostra verità acquisita una volta per tutte, né ‘dal sospetto che nel ragionare non
    vi sia nulla di integro’. Affinché sia preservata l’integrità del ragionare, deve essere prima di
    tutto rispettata la verità dei fatti, che è la base di ogni azione orientata a intendersi onestamente.
    Sono dittature ideologiche i regimi che manipolano i fatti, li travisano o addirittura li creano o li
    ricreano ad hoc, attraverso Ministeri della verità come descritti da George Orwell in 1984. La
    manipolazione, il travisamento e la ri-creazione dei fatti avviene con le parole. Così può
    accadere che la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza. Sono regimi corruttori
    delle coscienze “fino al midollo” quelli che trattano i fatti come opinioni traducibili in parole
    che vanno su e giù e instaurano un relativismo nichilistico applicato non alle opinioni ma ai
    fatti, in cui verità è messa sullo stesso piano della menzogna, il giusto su quello dell’ingiusto, il
    bene su quello del male; in cui la “realtà non è più la somma totale di fatti duri e inevitabili,
    bensì un agglomerato di eventi e parole in costante mutamento [su e giù, per l’appunto], nel
    quale oggi può essere vero ciò che domani è già falso” secondo l’interesse al momento
    prevalente. Ond’è che la menzogna intenzionale – oggi forse più che mai strumento ordinario
    della vita pubblica – dovrebbe trattarsi come crimine maggiore contro la democrazia. Né
    intestardirsi, dunque, né lasciar correre, secondo l’insegnamento socratico. Il quale ci indica
    anche la virtù massima di chi ama il dialogo; rallegrarsi di essere scoperto in errore. Chi, al
    termine di un dialogo, è ancora sulle sue stesse iniziali posizioni, infatti, ne esce esattamente
    com’era prima; ma chi è stato indotto a correggersi ne esce migliorato, alleggerito dell’errore.
    Se di solito, invece, riteniamo il contrario e consideriamo una sconfitta, addirittura
    un’umiliazione, l’essere colti in errore, se questa virtù non è affatto in onore, è perché siamo
    lontani dal giusto spirito del dialogo e ci lasciamo sopraffare da orgoglio, vanità, protervia,
    partito preso, tutte cose che non hanno a che fare nè con lo spirito del dialogo, nè con la democrazia.

    Concordo con il paragone di Pannella tra Di Vittorio e Tonino Amato.
    Amato ha sempre usato l’onestà delle parole a differenza di tanti altri, perciò merita il nostro sostegno ovunque e dovunque.

    N.B. Non ho capito l’attacco ai cattolici in questo sito. Apriamo un dibattito su questo argomento (esprimiamo le nostre opinioni su questo blog), il blog di Tonino Amato (e lo stesso Amato) è libertà non intolleranza. Forse si è presi da due pesi e due misure.

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