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Archivi di Ottobre 2008

L’appello: Salviamo il Consorzio Unico Campania

Non chiudiamo un’esperienza positiva che è stata da esempio per molte regioni italiane. Non interrompiamo l’esperienza del Consorzio Unico Campania.

Il biglietto Unico in questi anni è stato uno dei fattori decisivi e qualificanti per la promozione e il rilancio del trasporto pubblico che va ulteriormente incentivato.

Ho letto di divisioni in giunta, di Cascetta che vuole intervenire per fa proseguire questa esperienza e di D’Antonio che invece è più timoroso.

Nei prossimi giorni Cascetta verrà in Commissione Trasporti a riferire sugli interventi che si intendono adottare e sapremo quale linea sta prevalendo. Per questo è importante che ora, e nelle prossime ore, facciamo sentire la nostra voce.

Rivolgo dal blog un appello ai cittadini, a  tutti coloro che intendono sostenere e salvare il Consorzio Unico Campania. Scrivete, scrivete sul mio blog, scrivete a Cascetta e Bassolino perché proprio ora sarebbe sbagliato fare un passo indietro nella politica regionale dei trasporti, a detta di molti il fiore all’occhiello dell’amministrazione di centrosinistra.

Altre Risposte

1)    Mario Pollice mi chiede un parere sulla sanità. In Consiglio regionale in questa legislatura abbiamo lavorato bene approvando leggi importanti come il Piano ospedaliero regionale, la legge sulle nomine dei primari, il nuovo sistema di accreditamento e quella che istituisce la Soresa con la centralizzazione degli acquisti. In particolare l’approvazione del Piano ospedaliero era una riforma strutturale, attesa da anni, che abbiamo varato  rispettando contestualmente l’impegno assunto nei confronti del governo Prodi, nell’ambito del patto per salute siglato a livello nazionale, creando le condizioni per razionalizzare le risorse, migliorare le prestazioni sanitarie, tagliare i rami secchi, ridistribuendo i posti letto senza tagliarne alcuno, potenziando tutte quelle discipline nelle quali c’è la famosa lista di attesa, istituendo il principio della Rete di servizi offerta ai cittadini. Insomma ci sono tutti gli strumenti legislativi per  cambiare marcia nel campo della sanità.  E’ necessario, in base anche all’intesa che facemmo con il governo Prodi, compiere uno sforzo in più nella direzione dell’eliminazione degli sprechi e di una maggiore razionalizzazione di tutto il sistema sanitario regionale. E’ quello che dobbiamo fare nelle prossime settimane, sapendo che dobbiamo muoverci con un forte senso di responsabilità, senza badare agli interessi localistici o a quelli dei notabilati consolidati ma al bene comune dei cittadini, garantendo innanzitutto l’efficienza dei servizi sanitari e tutelando il diritto alla salute. Su questa linea dobbiamo sfidare l’opposizione in Consiglio regionale ad uscire allo scoperto. Sarebbe incomprensibile se il centrodestra a Roma (dove è forza di governo) predicasse maggiori tagli e lotta agli sprechi, e in Campania cavalcasse le proteste localistiche per mettere in difficoltà il governo regionale e la maggioranza di centrosinistra. Tutto ciò, naturalmente, richiede un alto senso di responsabilità da parte della maggioranza per farsi carico dei problemi dei cittadini. 

2)    Ringrazio Massimo per avermi chiesto del mio impegno per le politiche sulla casa. Lo ringrazio perché in IV commissione regionale sto seguendo proprio queste tematiche. Sulla base della mia esperienza posso affermare che c’è bisogno di una vera e propria svolta nella politica della casa. Strada già tracciata dalla Regione Campania. E’ necessario rivedere un modello di edilizia pubblica che si è realizzato dagli anni 50. Non è possibile avere interi rioni senza attività economiche e produttive (vedi ad esempio Scampia ed altre zone periferiche della città di Napoli). La questione abitativa deve essere coniugata strettamente alla rivitalizzazione socioeconomica dei quartieri. Per questo mi sono battuto affinché per le politiche della casa venissero utilizzati, sia pur indirettamente per le spese di riqualificazione e risanamento  territoriale e per gli insediamenti produttivi (artigiani, piccole  e medie imprese), i Fondi europei, in particolare i Fondi Fas (Fondi per le Aree Sottosviluppati). E’ chiaro che sono previsti i fondi regionale e statali ed è altrettanto chiaro che, per attuare un programma che guardi alle categorie sociali disagiate ma anche a coloro che, non potendo accedere ai bandi Erp,  non hanno la possibilità di accollarsi un mutuo o un canone a prezzo di mercato, occorre  attrarre risorse private perché solo con i finanziamenti pubblici non ce la facciamo. Si è affermato il concetto di Edilizia Sociale. Tale concetto consente di riconnettere nell’attività delle opere di urbanizzazione le cubature destinate da alloggi. Ci consente(come è previsto nell’utilizzo dei fondi) di porre le condizioni  per le realizzazioni di project financing con un mix di capitale pubblico e privato. E’ ciò che sta accadendo in molti comuni i quali hanno predisposto piani di riqualificazione di intere aree, in particolare ricordo i progetti predisposti nella zona Nord di Napoli. Per quanto concerne i fondi alle famiglie è stato istituito il contributo in conto interesse per l’accesso ai mutui delle giovani copie. Il contributo abbatterà gli interessi dei mutui fino a 14 anni con un bado che è stato pubblicato a luglio con scadenza il 9 settembre. Bisogna ora agire in due direzioni: da un lato la programmazione che dovrà incidere e portare a riforma strutturali; dall’altro l’emergenza dovuta al problema degli sfratti. Per questo è necessario accelerare i programmi, istituire da parte dei Comuni graduatorie per l’acquisto degli alloggi, per i contributi di sostegno al canone e per l’assegnazione degli alloggi Erp. Infine per quanto concerne situazioni specifiche sono disponibile a fare appositi riunioni, incontro per illustrare meglio i programmi, per dare una mano alla risoluzione dei problemi ma anche per ascoltare suggerimenti e modifiche da apportare a proposte di norme legislative che sono agli atti della IV commissione.

Solidarietà a Saviano, l’autogol del centrodestra

Ieri il centrodestra in Consiglio regionale ha perso una occasione e ha fatto un autogol.

La lotta alla camorra si fa su più terreni: su quello repressivo con la presenza delle forze dell’ordine sul territorio, su quello investigativo, con  una azione pressante della magistratura, su quello sociale intervenendo sul contesto economico, su quello legislativo, per quel che compete al Consiglio regionale, su quello culturale. Ognuno deve fare la sua parte. Solo così, agendo su più livelli, si possono sconfiggere i poteri criminali. Ha fatto bene dunque Michele Caiazzo a proporre l’ordine  del giorno e a richiedere una sessione straordinaria con la giunta  e il ministro Maroni. Non è cinema!, non è demagogia. C’è bisogno di scelte concrete, di atti legislativi ed esecutivi forti, ma c’è bisogno anche di segnali simbolici di solidarietà e speranza. D’altronde, agli inizi degli anni ‘80,  non marciarono invano ad Ottaviano giovani, studenti, forze politiche e sociali… Qualcosa, un senso comune contro la camorra e la cultura della violenza cominciò a cambiare… Le istituzioni non hanno solo il dovere di ascoltare, hanno anche il compito di anticipare e segnare i cambiamenti culturali della società.

Le prime risposte

Ho letto i vostri commenti e le domande che mi avete rivolto. Proverò a rispondere a tutte, distinguendo, solo per ragioni di spazio e di lunghezza, le questioni più politiche dalle domande specifiche su singole tematiche. Partiamo dalla politica.

1)    Sulla crisi finanziaria. Canzanella ha dato voce ad una paura diffusa. Condivido in pieno ciò che ha detto il Pd, attraverso il ministro dell’economia del governo ombra Bersani. Esistono due livelli sui quali occorre intervenire: uno che riguarda la macroeconomia, l’altro che impatta sulla vita quotidiana di tante famiglie e di tante piccole imprese. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per attenuare gli effetti della crisi finanziaria che si è abbattuta sui mercati internazionali, ma le misure urgenti varate dal governo Berlusconi non sono sufficienti perché il rischio più evidente è che la crisi si trasformi in crisi economica e sociale. Per questo occorre intervenire su salari, stipendi e pensioni per rilanciare i consumi che stanno crollando anche in settori che, fin qui, non ne avevano risentito e bisogna salvaguardare le piccole e medie imprese e i risparmiatori. In Parlamento il Pd lavorerà per modificare il decreto e introdurre due punti fondamentali: gli aiuti alle fasce più deboli, a chi guadagna di meno, a chi ha mutui o vive in affitto e l’introduzione di un fondo di garanzia per un facile accesso al credito delle piccole e medie imprese che sono il motore della nostra economia. Su tali proposte manifesteremo il 25 ottobre, per sottolineare che la nostra opposizione non è solo “contro” ma “per”.

2)    Sull’alleanza Pd-Udc in chiave regionale. Partiamo da alcune riflessioni. L’esperienza dell’Ulivo e della coalizione di centrosinistra non è più riproponibile. Abbiamo fatto una scelta alle ultime elezioni politiche di “correre da soli” e riterrei sbagliato oggi tornare indietro all’esperienza del centrosinistra così come l’abbiamo vissuta. Ciò non vuol dire ovviamente che non dobbiamo porci il problema di quale coalizione presentare alle prossime scadenza elettorali. Io ritengo che bisogna partire dai contenuti e dalla capacità di presentarsi agli occhi degli elettori come coalizione in grado di stilare un programma condiviso per poi  decidere e attuare il programma. Sui rifiuti ad esempio paghiamo anche il prezzo di non aver saputo decidere quando potevamo farlo. A partire da ciò, e non da geometrie elettorali decise a tavolino, dobbiamo ragionare sulle alleanze, dobbiamo saper guardare alla sinistra di governo e al centro. La Campania è stata per anni il laboratorio del centrosinistra e, come ricordava Sales, spesso è stata determinante  per la tenuta del centrosinistra nazionale. Non a caso la crisi della coalizione è stata anticipata e vissuta per prima nella nostra regione. Proprio per questo dobbiamo saper costruire e ponderare con equilibrio un’alleanza che tenga conto di più fattori: da un lato della necessità del rinnovamento, dell’apertura di una stagione di cambiamento, dall’altro del radicamento sul territorio, ricordando ad esempio con franchezza che l’Udc con De Mita ha un riferimento territoriale molto forte e che, quando abbiamo provato con i progressisti a fare a meno di questa forza popolare, abbiamo perso.

3)    Sull’antipolitica, c’è stato più di un commento, di molti giovani, a testimoniare un nuovo interesse che forse, e spero, il Pd ha rimesso in circolo. Penso ai post di Annalisa, Virginia, a quello di Gianluca che indirettamente pone lo stesso problema quando mi chiede come è possibile avvicinare i giovani alla politica. Ora, premesso che questo è il Paese dove Berlusconi per tre volte è diventato il capo del governo facendo leva proprio sull’antipolitica, che ci sono parlamentari inquisiti e condannati, che c’è disillusione verso la politica  e la partecipazione, che c’è bisogno di un rinnovamento generazionale, io devo dire che non ho condiviso la frase detta da Beppe Grillo a Bologna che, se ricordo bene, diceva pressappoco: “Io i partiti li voglio distruggere. I partiti sono il tumore della nostra democrazia”. E mi sono molto risollevato quando ho visto la partecipazione che c’è stata alle primarie del Pd il 14 ottobre. Una grande partecipazione, di massa, nonostante i dissidi e le guerre intestine che pure ci sono state in Campania. Quella partecipazione è stata la migliore risposta che il nascente Pd poteva dare al movimento dei cosiddetti grillini e ha ridato centralità e valore al partito, quale strumento per partecipare alle decisioni e alla vita democratica. Il popolo delle primarie ha dato voce ad un forte bisogno di politica,ha travolto i modelli del passato, come ha detto Veltroni, e  ha fatto emergere un nuovo protagonista: non più l’iscritto-tesserato né il politico professionista remunerato, ma il cittadino-elettore attivo, che perlopiù non intende dedicarsi stabilmente alla politica, ma rivendica il diritto di far sentire e pesare la propria voce nei momenti decisivi della vita del partito nel quale si riconosce. Un bisogno di politica che, nonostante la sconfitta elettorale, abbiamo visto anche nelle iniziative della campagna elettorale. Non  a caso ho voluto ricordare ora queste parole, ora che stiamo costruendo il Pd e stiamo facendo il tesseramento. Perché non vorrei che soffi anche nel PD il vento dell’antipolitica.  No! Ai giovani, ai vecchi militanti che si sono riavvicinati, a quelli che magari per mesi hanno assistito impotenti nelle sezioni alle nostre lotte intestine, dobbiamo consegnare le chiavi del partito, prendendo di petto il vero nodo che da anni abbiamo dinanzi: la crisi della democrazia e  della rappresentanza. Un nodo la cui risposta , si è detto, è appunto, nella nascita del Partito Democratico. Ecco questo è il problema che abbiamo innanzi: come si stimola il tessuto civile della partecipazione democratica, come costruiamo un nuovo partito e definiamo “regole certe” che non consentano più la degenerazione dei notabilati ad hoc, dei pacchetti di tessere e voti utilizzati come clave nella lotta politica, infine quale forma di legittimazione debbano avere le decisioni che vengono assunte. Liquidare la faccenda con il teorema che tutto il bene e il nuovo stia nelle primarie e tutto il vecchio nelle sezioni non aiuta a fare passi avanti e rischia di gettare il bambino con l’acqua sporca. Sarebbe l’ennesima scorciatoia politica. Non abbiamo bisogno di fragilità, leggerezza, flessibilità. Tra un partito fortemente strutturato o asfittico e un partito leggero che affida di volta in volta le decisioni più importanti agli elettori  ci sarà pure una via di mezzo! Dagli anni ‘80 ci interroghiamo sulla crisi della democrazia e l’abbiamo letta con le lenti dell’autorevolezza della leadership, delle regole elettorali, delle ondate di antipolitica. Poco o per niente sul terreno del coinvolgimento degli iscritti o militanti, dei loro diritti e dei loro doveri, dell’identità culturale che si offre e dell’asse programmatico che permette di riconoscersi in una comunità e in un’esperienza collettiva. Sta anche qui, credo, il valore alto e politico della costituente: per quanto mi riguarda, per la mia storia politica la sfida è la costruzione di un nuovo partito, di un nuovo progetto nel quale sia possibile portare l’autonomia culturale della sinistra italiana, ripartendo dal territorio, investendo su di esso, selezionando così i dirigenti del partito. In queste settimane, nelle quali in tanti e in tante stanno aderendo al partito, mi convinco sempre di più che nel Pd  non può essere il centro che seleziona ma è la base che promuove; che occorre una svolta per non schiacciare più la politica sulla gestione e non ridurre la costruzione del consenso a mera tecnica di gestione del potere. Al contrario occorre praticare una cultura di governo che metta la politica al servizio della risoluzione dei problemi. Sarebbe un  significativo cambio di passo se, per strutturare il partito, tenessimo conto di tutto ciò.

 

Sosteniamo la mobilitazione contro il “Piano tagli Gelmini”.

La  scuola per il governo Berlusconi è diventata veramente un lusso. Sono sul tappeto provvedimenti che ci fanno tornare anni e anni indietro: il maestro unico, l’abolizione del tempo pieno, le classi speciali per gli immigrati e per ultimo la previsione di una drastica riduzione della rete scolastica. La  mobilitazione dei docenti, studenti e dei genitori dovrà essere sostenuta da quanti vogliono difendere la scuola e garantire un futuro migliore per le giovani generazioni. La manifestazione del 25 ottobre del PD dovrà avere, al centro, il problema della scuola e invito tutti ad impegnarsi per essere in tanti a Roma. Ringrazio tutti gli amici che hanno scritto in questi giorni sul blog. Purtroppo impegni istituzionali e di lavoro non mi hanno dato la possibilità di rispondervi. Ma, state tranquilli, risponderò a tutti prima possibile. Intanto, per i ragazzi di Ercolano e Bagnoli che mi hanno chiesto un incontro, sono disponibile, potete contattarmi tramite l’apposita pagina contatti.

 

Buon fine settimana.

LA LETTERA. LA SFIDA DA VINCERE NEL PD: UNA POLITICA SANA, CONCRETA DA TRASMETTERE AI GIOVANI

Ho ricevuto un lungo commento di Pietro Pannella, Presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione. Conosco da un po’ di tempo Pannella e la relazione che ho costruito con lui in questi anni è senza dubbio una ricchezza per la mia esperienza politica e umana…

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Sulla scuola

Il 2 ottobre compariva su “Il Giornale di Napoli” un’ intervista, concordata con il Presidente della settima Municipalità, Peppe Esposito, all’Assessore Melinda Di Matteo, dal titolo: “COSI’ SI LIMITA IL DIRITTO ALLO STUDIO”.Ve ne riporto il testo perché la storia è molto significativa. Racconta una battaglia combattuta e vinta sul territorio, un’iniziativa di quelle che il Pd dovrebbe fare per ritornare ad essere punto di riferimento della gente in carne e ossa…

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LA DENUNCIA: PER TUTELARE IL DIRITTO ALLA SALUTE DEI LAVORATORI A RISCHIO AMIANTO

Il 30 Settembre 2008 il consigliere regionale Antonio Amato ha presentato in Aula un question time all’Assessore regionale alla Sanità Angelo Montemarano per sapere perché, nonostante siano stati stanziati 5 milioni di euro, non parte il progetto di monitoraggio e tutela della salute dei lavoratori esposti al rischio amianto…

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Se è vero che alcune strutture sanitarie pagavano il pizzo ai casalesi bisogna revocare subito l’accreditamento

Se risultasse vero che alcune cliniche private e case di riposo del casertano pagavano il pizzo al clan dei casalesi, la Giunta regionale e l’Assessore Montemarano dovrebbero revocare immediatamente  l’accreditamento a tali strutture sanitarie…

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