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Apriamo una riflessione, meglio tardi che mai

Commento

Avete letto la riflessione di Isaia Sales sul Corriere del Mezzogiorno di domenica? Io la condivido in pieno…

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58 commenti

  1. Daniele La Nave:

    Finalmente una netta critica al bassolinismo e al nulla politico e culturale che ha prodotto in questo lungo quindicennio, anzi una cosa l’ha prodotta: aver portato la Campania all’ultimo posto nelle classifiche europee per qualsiasi indice di qualità della vita con la relativa costruzione di un sistema di potere coercitivo e antimeritocratico.

    Cordiali saluti, meglio tardi che mai.
    Daniele La Nave

  2. redazione:

    Questo blog è un modo per parlare con la gente e stare sui territori, come il consigliere Antonio Amato ha sempre fatto ed ha dimostrato con la sua azione politica, sin da quando era al Comune di Napoli. Non ci sorprenda, perciò, questa nuova iniziativa di un uomo che ci ha abituato alle innovazioni: come adesso prova il suo nuovo blog.
    A cui vi invito a tributare un caloroso applauso.

    Tino Iannuzzi, segretario regionale PD.

  3. ciro ferrandino:

    CARO ANTONIO,
    con l’apertura del tuo blog diventi il politico ideale. Affianchi alla tua presenza continua, reale e costante tra la gente e nei territori un valido strumento quale è intenet. Il tuo modo di fare politica, basato su umiltà e lealtà, è per me consigliere comunale (di Ischia) un esempio continuo che mi permette di stare sui problemi e vicino alla gente. Troppi nostri compagni una volta eletti consiglieri regionali dimenticano i territori e i cittadini….
    P.s.:Condivido in pieno la tua analisi politica.
    Complimenti sinceri.
    Ciro Ferrandino

  4. Luigi Telese:

    Quella di Isaia Sales è un’ analisi estremamente compiuta, fredda e corretta. Illustra i (tanti) lati positivi di questi ultimi anni ed i (tantissimi) lati negativi, gli errori commessi. Condivido in pieno che l’ abbraccio (mortale) con vecchie logiche della politica hanno scavato i piloni del ponte, e tutto è crollato. Ricordo bene il tentativo di non subire l’ influsso dei partiti del primo-bassolino alla Regione, la nomina di Teresa Armato ad assessore alla sanità ed il mollare innanzi alla “crisi” aperta da De Mita: in parallelo – anche se oviamente su un piano minore – è quanto ho subioto anch’ io da Sindaco d’ Ischia, da candidato a Sindaco nel 2002, con le segreterie dei partiti che remavano contro il rinnovamento che avevo anch’ io promosso ad Ischia e la spaccatura che dette segreteria (ed uomini di partito) determinarono nella mia colazioni, fino a farci perdere ! Speriamo che l’ analisi serva ad un rilancio di una stagione nuova, vera, di contatti tra la gente e non per tgiochi di potere e di partito (quale !?).
    Luigi Telese

  5. giovanni:

    Spalanchiamo le porte al cambiamento, meglio tardi che mai!…Onorevole Amato sono perfettamente d’accordo, dia il però per primo lei il buon esempio, iniziando a prendere pubblicamente l’impegno che dopo due legislature al Consiglio Regionale, tra due anni lasci il campo ai tanti giovani e alle tante donne che ci sono nel suo (anche il mio) Partito. Se farà questo, io sarò dalla sua parte e dimostrerà che questo blog non sarà la solita vetrina creata ad arte un anno e mezzo primo delle elezioni per avere qualche rigo di visibilità sui giornali.
    A presto
    Giovanni

  6. Tiziano:

    Troppo comodo scaricare Bassolino quando la nave affonda ! Perchè un segnale come questo – se giusto è – non lo avete dato quando ci sono stati i primi segnali di cedimento ?? E’ faciler dare la colpa a Maastella e Bassolino. Siete più pericolosi voi che gli avete dato spazio per come li considerate.

  7. Giovanni:

    Onorevole, ma che fa censura!!! Ieri sera ho scritto che condidevo il suo appello al rinnovamento della politica e le ho chiesto se in nome di questo rinnovamento, sarbebe stato pronto a dichiarare pubblicamente che dopo due legislature in Consiglio Regionale avrebbe lasciato il posto ai tanti giovani e alle tante donne che ci sono nel suo (e anche nel mio) Partito (nella segreteria provinciale di Napoli ad esempio). Mi sarei aspettato una risposta su questo, positiva o negativa, non importa, ma non la censura!!!
    Brutto segno…

  8. redazione:

    Caro Giovanni,come avrai visto non censuriamo nessuno, semplicemente c’è stato un problema tecnico che ha bloccato la messa in rete di molti commenti,anche positivi,non solo del tuo. Ovviamente, ma non è questo il tuo caso, c’è come in tutti i blog l’antispam. Tonino Amato troverà il tempo e il modo per risponderti nel merito
    Cordialmente

  9. livia:

    Ma Amato prima dov’eri, non facevi parte anche tu del sistema di potere spiegato da Sales? Come mai solo ora ti sei ravveduto?

  10. Lucia:

    Spalanchiamo le porte al cambiamento. Giusto. E con chi? Con Nicolais e Sommese,per piacere … siamo seri!

  11. Giovanni:

    Chiedo venia e aspetto comunque nel merito la risposta (che sono sicuro non mancherà) dell’onorevole al quesito posto.

  12. Marco:

    Bell’iniziativa. Importante lo spirito che la anima, è importante che un consigliere regionale, un politico, voglia mantenere un rapporto costante con i suoi elettori.
    In bocca al lupo

  13. Tonino Amato:

    Caro Giovanni,
    a decidere la mia candidatura alle prossime elezioni sarà il nostro partito e gli amici e i compagni che mi sono più vicini. E comunque, nel caso che il partito decidesse di candidarmi, visto che si tratta di elezioni con il sistema proporzionale e la preferenza, e non la famosa “porcata” dove i parlamentari sono nominati da una ristrettissima cerchia di notabili di partito, la vera selezione sarà fatta dagli elettori anche e soprattutto in base a un giudizio sul lavoro svolto.

  14. Lello:

    Vorrei rispondere a Livia.
    Forse non hai seguito le ultime vicende politiche di Tonino e le forti critiche che gli sono state mosse all’ultimo congresso provinciale solo per non aver votato Cozzolino. All’interno della pubblica amministrazione esistono poi vari livelli di responsabilità e Tonino l’unica volta che è stato Assessore lo è stato più di dieci anni al Comune di Napoli,nella prima giunta Bassolino, quella che tutti ancora oggi apprezzano, e molti ricordano il lavoro svolto positivamente soprattutto nel settore dell’Edilizia popolare

  15. luciano mattina:

    Il cambiamento politico tanto aspirato, tanto desiderato forse c’è nel PD, si chiama Tonino Amato, l’unico che ha avuto la forza di schierarsi nel congresso provinciale, e finalmente di aprire una breccia in questo partito, ed è l’unico che fa politica sui territori.

  16. mery:

    cara lucia,
    essere contrari all’oligarchia, battersi per una democrazia sostanziale e non solo formale,lavorare per avvicinare le nuove generazioni alla politica è nuovo o vecchio?
    Nuovo, a volte, non è l’ultimo arrivato.
    Il cambiamento si produce con politiche nuove, nicolais e sommese le condividono, le promuovono? bene!
    Se le praticano aiutano sicuramente ad aprire le braccia al nuovo.
    Fingono? la verità prima o poi viene a galla, ne gli elettori ne gli aderenti al PD sono cretini.
    P.S. questo vale anche per il cons. Amato al quale faccio i complimenti per questo blog che mi auguro possa diventare un vero Agorà.

  17. occhiaperti:

    Antonio Amato (Mr. 25000 preferenze dovute a ‘promesse’ varie) dovrebbe finalmente prendere coscienza DA SOLO che ha fatto il suo tempo (politico) e che troppo tardi, in vista delle future elezioni, si è distaccato dal suo Capo (Bassolino), sempre e solo per questioni di Potere.

    @ Redazione: mi censurerete di nuovo? Non si può disturbare il manovratore?

  18. Simona:

    Il problema è che nel Pd non ci sono luoghi di incontro, discussione, riflessione.E invece servirebbero eccome per costruire un’identità collettiva, un sentire comune, un sentirsi parte di una comunità. La triste verità è che i militanti sono chiamati o a finte primarie o peggio, come in questi giorni, per tesserarsi e divenire un numero per le spartizioni di potere e di poltrone. Senza nemmeno una cornice e un quadro di riferimento comdivisi. E’ di altro che abbiamo bisogno. C’è voglia di partecipare, di costruire insieme il partito nel vivo delle esperienze, delle mobilitazioni….

  19. FRANCESCO:

    CARA/O OCCHIAPERTI LA CREAZIONE DI UN SITO INTERNET E UN BLOG TROVO CHE SIA IMPORTANTE PER MANTENERE UN CONTATTO APERTO CON I CITTADINI QUINDI NON VEDO CENSURE NE DISTURBI;MA SE BASSOLINO è IL POTERE TROVO LA SCELTA DI ANTONIO AMATO POLITICAMENTE CORAGGIOSA E QUINDI ANCHE NON TARDIVA IO CONSIGLIEREI AD AMATO DI AVERE TANTI/E OCCHI APERTI

  20. occhiaperti:

    @ Francesco

    conosco, da anni, Antonio Amato e, a suo tempo, l’ho pure votato (era consigliere comunale).

    Gli eventi successivi e il generale contesto regionale attuale, mi hanno CONVINTO di aver votato malissimo, anche perché Antonio Amato, non da solo, aveva a sua volta…’INCARNATO’ IL POTERE BASSOLINIANO (tranne un’improbabile, per Amato e per i suoi discepoli, parentesi critica: autorevole rappresentante di “Socialismo 2000″,l’ex area-Salvi).

    La censura della redazione ha riguardato un mio commento di ieri che non offendeva, come è costume di chi scrive la persona, ma criticava il politico di POTERE.

    …Oppure, mi hai censurato, e mi censuri tu, magari facendo parte della stessa redazione?

    “Il blog è libertà” (dal… blog di Claudio Velardi)

  21. redazione:

    @ “Occhiaperti”.
    Lo ripetiamo per l’ultima volta, anche se è così evidente, basterebbe semplicemente avere gli occhi aperti e scorrere i commenti: non censuriamo nessuno. Abbiamo pubblicato tutti i commenti che ci sono arrivati. Seconda cosa: nessuno possiede il copyright dei blog. Per piacere, è tanto difficile discutere laicamente? Lasciamo da parte le diffidenze!

  22. FRANCESCO:

    il blog è libertà occhiaperti hai ragione su questo ma rispetto alla mia considerazione non ti ho trovata/o pertinente

  23. Enzo Morreale:

    NO! Alla centrale a turbogas di Vigliena

    Cari amici,

    la lotta per contrastare l’entrata in esercizio della turbogas di Vigliena in queste ore è divenuta ancora più dura.
    Secondo il decreto che ne ha autorizzato la costruzione, la centrale doveva entrare in esercizio – tassativamente – il 1 luglio 2008. In pratica, era a partire da questa data che la Tirreno Power aveva l’obbligo di produrre energia elettrica nel nuovo impianto di Vigliena. A tutt’oggi, 25 settembre 2008, i lavori non sono stati, invece, ancora ultimati.
    La questione è stata già posta, nel mese di luglio, all’attenzione della Procura della Repubblica di Napoli.
    La Tirreno Power, per non incorrere nel rischio di dovere affrontare l’incognita di una nuova verifica circa la permanenza dei presupposti in base ai quali ottenne la concessione, ha dichiarato ufficialmente che in data 9 settembre 2008 “è stata effettuata la prima accensione”; e, quindi, la centrale è entrata in funzione.
    Appare in tutta evidenza che già questa dichiarazione è di per sé sufficiente per l’applicazione della clausola che prevedeva la sospensione dei lavori e la verifica delle condizioni tecniche ed ambientali nel momento in cui che l’impianto non fosse stato in esercizio al 1° luglio 2008. Lo ammettono essi stessi.
    La realtà è che stanno maldestramente forzando i tempi perché temono fortemente – qualora si pervenisse alla nuova verifica sulla permanenza dei requisiti – che possa essere rimessa in discussione non solo la realizzazione della centrale termoelettrica a turbogas ma addirittura l’insieme dei progetti che hanno messo in cantiere, i quali – questo è sicuro – devasteranno ulteriormente il quartiere e l’intera città di Napoli.
    La Commissione Territorio e Ambiente del Comune di Napoli, in data 6 agosto 2008, chiese all’assessore Nasti di organizzare un sopralluogo presso il cantiere di Vigliena. Il sopralluogo è stato rinviato più volte dall’azienda che, consapevole del fatto che quello di Vigliena è – allo stato – ancora un cantiere, lo ha astutamente impedito
    Ieri, 25 settembre 2008, il Presidente della Commissione Ambiente del Comune di Napoli, Migliaccio, mi ha comunicato che l’assessore Nasti, d’intesa con i vertici della Tirreno Power, ha stabilito una nuova data per il sopralluogo. Secondo l’assessore questo rinvio è dovuto all’impraticabilità del cantiere, dato che sono ancora in corso dei lavori che lo rendono inaccessibile e che potrebbero mettere a repentaglio l’incolumità dei consiglieri. Il sopralluogo – sempre secondo Nasti – dovrebbe essere effettuato in data 14 ottobre 2008.
    Inoltre, la Tirreno Power S.p.A. ha diffuso, tramite la Municipalità e la collaborazione di alcuni cittadini di Vigliena, una serie di volantini e locandine per i quartieri di San Giovanni e Barra. Nei volantini si preannuncia che sono in corso le attività di collaudo della centrale e che tali attività potranno arrecare, momentaneamente, dei disagi che saranno risolti nel giro di pochi giorni.
    Anche in questa circostanza il volantino della Tirreno Power conferma quello che è già arcinoto: la centrale non è in esercizio! Ragion per cui deve essere fermata la sua costruzione. In difetto, diviene palese l’illegalità della prosecuzione dei lavori.
    Registriamo ancora oggi la pervicacia della Presidente della VI Municipalità, Cozzino, incessantemente schierata a fianco della Tirreno Power. Già in data 10 settembre le abbiamo chiesto di conoscere il contenuto della missiva inviata dall’azienda nella quale quest’ultima dichiarava l’avvenuta accensione della centrale. Purtroppo, però, anche in questa occasione abbiamo dovuto riscontrare – per l’ennesima volta – un’inaccettabile e netto diniego ad ottemperare a quanto disposto dalla legge in tema di partecipazione dei cittadini al procedimento.
    In questo momento cruciale della costruzione della turbogas l’impresa teme l’iniziativa dei residenti, ai quali enunciano, d’intesa coi sostenitori politici, che si apprestano a riqualificare l’area di Vigliena. Non conosciamo tutti gli “argomenti” che stanno mettendo in opera per ottenere quella che chiamano la “benevola comprensione” dei “cittadini”; ci auguriamo che gli “argomenti” siano di alto profilo.
    Grazie alla nostra lotta – quella di uno sparuto gruppo di cittadini che non si arrende di fronte all’arroganza e alle prepotenze messe in atto dai nostri interlocutori -, è stata pubblicata, sul sito del Comune di Napoli, così come previsto dalle normative in materia, la relazione semestrale della Tirreno Power sullo stato del progetto. In pratica l’azienda è stata obbligata ad informare la cittadinanza. Dalla relazione emerge una miriade di palesi violazioni delle prescrizioni dettate dal decreto autorizzativo.
    L’assessore Nasti ha cumulato – sull’insieme delle questioni relative alla nostra lotta – gravi responsabilità a suo carico. Non è intervenuto per informare i Ministeri competenti sulla inosservanza delle prescrizioni e per chiedere la sospensione dei lavori. Non vuole, ancora oggi, nonostante le reiterate richieste, metterci a disposizione tutta la documentazione concernente il nuovo procedimento in corso presso il Ministero dell’Ambiente per la verifica dei presupposti concessori. Inoltre ha comunicato con tre anni di ritardo al Ministero per le Attività Produttive e al Ministero dell’Ambiente che era il caso di far partecipare al procedimento il Comitato Civico di San Giovanni a Teduccio, ritenendolo legittimato. La risposta dei Ministeri competenti ha fatto rilevare che la comunicazione dell’assessore Nasti era avventa quando il procedimento si era ormai concluso. Per questa grave inosservanza della legge, Nasti ci ha arrecato un notevole danno.
    Personalmente penso che dovremo dare alla cittadinanza la più ampia informazione su quello che sta avvenendo, e, contemporaneamente, ritornare in Procura per integrare gli esposti già depositati, allegando tutta la documentazione raccolta dal mese di luglio ad oggi, dalla quale si evince che quello di Vigliena è, allo stato, ancora un cantiere. La Magistratura va altresì informata di tutte quante le altre inadempienze che abbiamo ravvisato.
    Per compiere una riflessione collettiva, sull’insieme dei problemi esposti, penso che sia opportuno incontrarci lunedì, 29 settembre, alle ore 18,00, nei locali di Marco Sacco in Corso San Giovanni a Teduccio 83.
    Vi saluto cordialmente.
    Enzo Morreale

  24. occhiaperti:

    @ Francesco

    su Tonino Amato, la pensiamo MOLTO diversamente, questo è tutto. Normalità.

  25. occhiaperti:

    Il problema dei rifiuti in Campania non è stato risolto, le responsabilità politiche non sono state ancora accertate, c’è stato solo uno scarica barile generale di governi di centrodestra e centrosinistra che si sono alternati per lo sfruttamento di un territorio che è uscito devastato nell’immagine, nell’economia, nella dignità di coloro che ogni giorno cercano di condurre una vita dignitosa. Berlusconi è volato a Napoli per qualche CDM, ha chiamato a se qualche giornalista, qualche televisione nazionale e privata, ha mandato qualche militare, ha utilizzato le forze dell’ordine per tirare qualche manganellata ai manifestanti di Chiaiano, mentre qualche scugnizzo assoldato dalla Camorra ha incendiato cassonetti di rifiuti sparsi per le strade. Poi, finalmente sbloccati i finanziamenti per la costruzione di 3 nuovi inceneritori e 10 discariche, la calma è improvvisamente tornata, i media sono scomparsi, e gli spazzini hanno ripulito il centro di Napoli.

    La realtà è diversa, sui rifiuti. La situazione non è cambiata, me lo scrivono centinaia di cittadini. La monnezza a Napoli e dintorni, anche se non in centro, c’è ancora. E come a Napoli in Campania. Dispongo già di numerose foto e servizi che lo testimoniano. Invito anzi i cittadini della Campania a fotografare le situazioni di degrado e ad inviarmi (all’email suggerimenti_sito@italiadeivalori.it) il materiale fotografico corredato di data e luogo dello scatto, le pubblicherò nel mio blog.

    Nel frattempo il nostro inviato al processo per lo scandalo dei rifiuti in Campania, così come sto facendo per quello Mills e Spartacus, ha girato un servizio dell’udienza del processo Bassolino-Impregilo, udienza che come avrete appreso è stata rinviata. Nel processo che lo coinvolge, l’ancora in carica governatore della Campania Antonio Bassolino, è accusato, insieme ad altre 28 persone, di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture.

    Riporto di seguito il testo del servizio del nostro inviato.

    “C’è anche il governatore della Campania, Antonio Bassolino, fra le 29 persone rinviate a giudizio accusate di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frodi pubbliche in forniture. L’inchiesta riguarda la Fibe, società controllata da Impregilo, che secondo l’accusa si sarebbe intascata i fondi pubblici che dovevano servire a far funzionare l’inceneritore di Acerra che avrebbe dovuto trasformare i rifiuti in energia tramite combustione.

    Ebbene, l’inceneritore in questione non è mai entrato in funzione e i rifiuti sarebbero stati disseminati e nascosti in vaste discariche abusive della Campania.
    Secondo i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo gli impianti di Acerra dichiarati difettosi avrebbero comportato ulteriori vantaggi economici per la Fibe. Perciò hanno congelato i conti correnti italiani del gruppo Impregilo per un valore di 750 milioni di euro.

    L’udienza di mercoledì 24 settembre 2008, la quarta, si svolge nell’aula bunker del carcere napoletano di Poggioreale presieduta dal gup Alberto Vecchione.
    Ci sono volute 2 ore per fare l’appello dei presenti, decine di avvocati che rappresentano ben 552 comuni campani che si sono dichiarati parte offesa, 152 dei quali costituiti in parte civile.

    Molti degli avvocati assenti all’appello sono arrivati in ritardo, nessuno degli imputati è presente in aula, tantomeno Antonio Bassolino, inizialmente nella doppia veste di accusato in quanto commissario straordinario per l’emergenza rifiuti e di parte lesa in quanto governatore della regione Campania. Ebbene in questo processo ne risponde solo in qualità di accusato, difeso dall’avvocato Massimo Krogh. A rappresentare la regione Campania è stato nominato un commissario d’ufficio.

    L’inchiesta iniziata nel 2005, dopo 3 anni non è ancora giunta a dibattere nemmeno le questioni preliminari, e tanto meno oggi sembra si possa iniziare, visto che sono molte le questioni sollevate, tra cui l’ammissione nella citazione di responsabilità. In pratica alcuni comuni chiedono di citare in giudizio il Ministero dell’Interno, senza capire bene a quale titolo, e il dipartimento della protezione civile. Ma non solo. In aula alcuni difensori, tra cui quelli di Fibe contestano le notifiche inviate dal Tribunale, che sarebbero state recapitate con 19 giorni di anticipo anziché i 20 minimi previsti. Tutte sollevazioni che inducono gli avvocati delle parti chiamate in causa a chiedere il rinvio dell’udienza.

    Il collegio giudicante dopo un’ora e mezza di camera di consiglio, per voce del gup Vecchione, ha ritenuto leggitime le richieste avanzate, e di conseguenza accolto la richiesta di rinvio dell’udienza rimandata al 12 novembre prossimo.
    Ora sentiamo qualche battuta a caldo dall’avvocato difensore di Bassolino Massimo Krogh e dall’avvocato che rappresenta lo Stato, che è Federico Vigoriti.

    Daniele Martinelli: Avvocato. In questo processo c’è stato il ricorso di 552 comuni che hanno chiesto di entrare come parte civile. Come si configura questa mossa?

    Massimo Krogh: Si configura un processo molto poco gestibile, perché il numero delle parti e la carenza delle strutture giudiziarie non consente una gestione del processo praticabile. Questo naturalmente, per me che difendo il governatore Bassolino, è una cosa che dispiace. Vorremo fare il processo al più presto possibile per dimostrare la sua non colpevolezza.

    Daniele Martinelli: A parte la sua posizione di Presidente della Regione, parte lesa e anche…

    Massimo Krogh: Lui come Presidente della Regione purtroppo è imputato, però come tale si ritiene innocente, vuole fare il processo e lo vuole fare presto.

    Daniele Martinelli: Cosa ha detto in questi giorni Bassolino, dato che non si è presentato?

    Massimo Krogh: Su questo non posso fare commenti da parte del mio cliente.

    Daniele Martinelli: Avvocato. Questa riunione di consiglio ha allungato i tempi di questo processo. Che sta succedendo?

    Federico Vigoriti: Succede che non riusciamo ancora a raggiungere neanche la fase delle questioni preliminari. Siamo ancora, dopo quattro udienze e una quinta del 12 novembre, a cui è stato rinviato il processo, nella fase della costituzione delle parti. In pratica, questa fase che dovrebbe occupare soltanto il momento iniziale del dibattimento si sta protraendo purtroppo, per il numero delle parti che vi sono intervenute, per parecchi mesi.

    Daniele Martinelli: Per cui si avvicina una prescrizione reale di questo processo.

    Federico Vigoriti: Si. In applicazione delle norme vigenti, credo che i reati più gravi, se i calcoli sono esatti, si prescriveranno a fine 2011 e inizio 2012. In pratica, di qui al 2012 processualmente parlando è come dire da qui a dopodomani. Sarà veramente un miracolo se riusciremo entro il termine di prescrizione dei reati ad arrivare ad una sentenza di primo grado.”

    Postato da Antonio Di Pietro nel suo blog

  26. Nicola:

    Vorrei conoscere dall’On. Amato che è stato per molti anni anche sindacalista della CGIL trasporti perchè mai le società partecipate dalla Regione Campania, dal Comune di Napoli, dalla Provincia di Napoli, sono tutte in profondo rosso accumulando anno dopo anno forti perdite che naturalmente si scaricano sui cittadini contribuenti mentre le medesime società partecipate da Regione, Comuni e Provincie della Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte , Veneto, etc. sono tutte in equilibrio di bilancio e quelle della Lombardia soprattutto dei trasporti e dell’elettricità fanno forti utili e profitti? E’ un problema politico, di management o di cosa??

  27. Tonino Amato:

    @ nicola

    Intanto c’è qualche eccezione , ad esempio Metronapoli spa, non è affatto in rosso e ciò è verificabile perché i bilanci sono stati regolarmente pubblicati.
    Fatta questa premessa è vero però che c’è bisogno di cambiare rotta nella gestione delle società partecipate e per questo devo dire che è già in atto nella nostra regione una politica rigorosa dei costi che taglia sprechi inutili, soprattutto nei trasporti pubblici, sapendo che le scelte da compiere devono avere la bussola del servizio pubblico locale da garantire e tutelare. Bisogna eliminare gli sprechi senza far pagare un prezzo alla qualità dei nostri servizi. Occorre perciò tenere sempre insieme rigore e valorizzazione delle competenze e delle professionalità, managerialità e razionalizzazione del servizio. Soprattutto credo che ci sia bisogno di favorire l’ingresso dei giovani nelle aziende.
    Colgo l’occasione per uno spunto di riflessione sulla bozza Calderoli sul federalismo fiscale. Ho letto che il trasporto pubblico locale non sarebbe più ritenuto un servizio di prima necessità. Non sono d’accordo e ritengo che vada intrapresa un’iniziativa forte, a cominciare dalla sede della Conferenza Stato/Regioni dove i nostri rappresentati debbono battersi per far sì che vengano stanziate le risorse necessarie al trasporto pubblico locale.
    La Mobilità è un diritto soprattutto per le forze più deboli, il trasporto pubblico è essenziale. Se andasse avanti la bozza Calderoli così com’è, la regione Campania si troverebbe nella situazione di non poter più finanziare agevolazioni a favore di studenti, pensionati minimi e persone diversamente abili.

  28. Lella:

    Guaglioni io sono daccordo con tutti sopratutto con chi dice che un blog è liberta e mi piace assai enzo che parla di quanto vanno mosci a fare la centrale elettrica a vigliena. Io sto proprio tutto all’altra parte della citta a Bagnoli e caro Enzo credimi pure qua è brutto che da dieci anni si stanno a grattare. Ma soprattutto di Bagnoli non si parla più nei giornali nella televisione anche nella Reggione e nel Comune, e non sappiamo se so capaci a rifare la sabbia che è piena di schifezze non sappiamo se lo fanno o no questo grande Parco della Scienza se ci bastano i soldi. Ma soprattutto se ce un progetto, perché non ce lo fanno vedere pure a noi. Guardate a me mi vabbene pure il casino che voleva fare la Musolini ma cari politici che mò ci volete sentire, fate qualcosa per Bagnoli, fatele muovere queste gru!

    Lella Caiazzo, 57 anni, incazzata nera.

  29. Il Caffè:

    Ero un comunista e spero sempre di esserlo

    Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh.
    Se ero comunista? Mah? In che senso? No voglio dire…
    qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
    Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
    Qualcuno era comunista perché vedeva
    la Russia come una promessa,
    la Cina come una poesia, il comunismo come il “Paradiso Terrestre”.
    Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
    Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
    Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
    Qualcuno era comunista perché: “La storia è dalla nostra parte!”.
    Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
    Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
    Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
    Qualcuno era comunista perché aveva capito che
    la Russia andava piano ma lontano.
    Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
    Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
    Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
    Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
    Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
    Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
    Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
    Qualcuno era comunista perché la borghesia – il proletariato – la lotta di classe. Facile no?
    Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
    Qualcuno era comunista perché: “Viva Marx, viva Lienin, Viva Mao Zetung”.
    Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
    Qualcuno era comunista perché guardava sempre RAI TRE.
    Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
    Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
    Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
    Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lienin”.
    Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
    Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
    Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
    Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
    Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
    Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
    Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
    Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
    Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
    Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani “ipotetici”.
    E ora? Anche ora ci si sente come in due, da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si era rattrappito.
    Due miserie in un corpo solo.
    Tonino Amato(ti ho sempre seguito e lo farò sempre) ti prego ritorna ad essere comunista, ritorna al tuo modo d’essere di socialismo 2000, liberati dei tuoi giovani seguaci cattolici (non mi fido), che sono delle macchine ed hanno nel loro credo “l’essere cattolici fino in fondo”, ritorniamo ad essere comunisti nell’animo, anche se siamo finiti nel PD.

  30. Il Caffè:

    Ti voglio bene ma non mi piace questa contaminazione di cattolici al tuo interno

  31. redazione:

    Cari amici bloggers.

    Vi ricordate l’incendio del campo rom di Ponticelli del maggio scorso? Un fatto un po’ lontano per cronaca, ma che, speriamo, ci resti vicino nella memoria. Aggiungete il pestaggio a morte di Abdul Guibre a Settembre e
    il ragazzo ghanese a cui i vigili di Parma hanno fatto vedere le stelle e quel cinese a cui dei minorenni romani incanagliti hanno fracassato il naso. Cosa vi dicono questi quattro quadretti messi insieme, ci raccontano un’Italia razzista? E la Campania, che è per assunto terra di tolleranza, usa anche lei il ferro o ancora il velluto?

  32. L'Albatros:

    Che facciamo iniziamo con l’intolleranza, in questo blog, contro i cattolici, che in una certa sinistra (presunta intellettuale) è dura a scomparire. Sè è così inizia la battaglia,proprio su questo blog. Siamo pronti.

    Prendete esempio da Tonino Amato e Pannella (che ho conosciuto) e dalla loro moralità

  33. Enola:

    Dire vergogna è poco, ho letto su questo blog una certa intolleranza verso i cattolici, io direi che sono l’espressione massima dell’inciviltà che domina sempre più nel nosrto paese in nome di una pseudo millantata libertà, che dopo l’accaduto non è più libertà ma una smania di voler portare tutto verso la materia e la sopraffazione. Zittire i cattolici e la loro professionalità non penso che possa essere un grido di vittoria ma direi di vergogna. Vergogna per coloro che devono trasmettere ai giovani la cultura aperta ai vari pensieri(senza dimenticare il rispetto) e non le proprie ideologie. Vergogna

    Non censurate questo commento.

  34. Albatros:

    Che facciamo, iniziano gli attacchi ai cattolici su questo blog, non è una bella prova di tolleranza da parte di una certa sinistra pseudo-intellettuale.
    Prendete esempio da Amato e da Pannella uomini di moralità e di tolleranza

  35. coloriproibiti:

    E noi che ci illudevamo di lavorare in una società in cui il Sapere è alla portata di tutti , ma anche dove le idee di tutti trovano spazio al confronto civile, ma con questo attacco ai cattolici su questo blognon ci lascia molto sperare.

  36. Giulio:

    Inizia la battaglia è sicuramente a noi cattolici ci censurerete su questo blog (tanto citeremo la vostra intolleranza sui cattolici su altri blog) in nome della vostra libertà. Manca solo che in questo blog ci sia pure la scritta non vogliamo nè padri nè preti. O come giustifica, sai com’è sono “compagni che sbagliano” Il rifiuto totale dell’autorità (autorevolezza) che corrisponde al rifiuto della ragione e della libertà. Non lamentiamoci se poi la nostra scuola va male, ci sono gli episodi di bullismo, gli insegnanti non sono più “maestri” e i genitori non educano più. E se dobbiamo dircela tutta oggi solo la Chiesa e il Papa difendono la ragione e quindi l’uomo.

  37. Cappuccino:

    Caro caffè, io sono cappuccino, ti prego non piangere e non affliggerti(vedi già mi sono commosso). Tu citi “io ero un comunista” di gaber, ma non fartene una colpa,ti prego dimmi qual’è la fonte del tuo sapere così la evito. Forse il tuo disagio di “io ero un comunista” si può risolvere attraverso una confessione e con il perdono, ma comunque stai tranquillo che Dio ama anche te e che le porte del paradiso sono aperte anche per persone come te, raro esempio di intelligenza, tolleranza e
    cultura. Tu dici che stimi Tonino Amato, ma sè lo stimi veramente devi anche amare ciò che è diverso da te.
    Comunque caffè io ti amo non ti odio, è la mia morale cattolica che me lo impone.

  38. marco:

    Francamente non capisco la discussione che si è aperta sul blog, nè i toni da crociata che ho letto. Nessuno credo ha intenzione di costruire un nuovo soggetto politico sulla contrapposizione cattolici-laici, o peggio sull’estromissione di qualcuno.E d’altronde il voto che c’è stato in Parlamento sulla vicenda di Eluana Englaro lo testimonia. Certo poi può starci qualcuno che è ostico alla contaminazione, come d’altra parte ci sono i teodem e la Binetti. Ma un partito del 30% deve avere la capacità di tenere dentro tutti e provare a portare ad una sintesi difficile e faticosa le diverse anime culturali che esprime. Imbarcarsi in inutili crociate vuol dire invece tornare all’improvviso ad un’impostazione pretogliattiana. La vera sfida che abbiamo innanzi è quella di fare uno sforzo per costruire una nuova formazione politica basata sulla contaminazione e sulla condivisione di valori e idealità comuni. Siamo nel 2000, non negli anni 50, non ci sono più Peppino e Don Camillo e, per piacere, smettiamola di dare una rappresentazione macchiettistica di quello che è stato il Pci. In quel partito c’erano gli atei, c’erano i cattolici (chi vi scrive è cattolico ed era iscritto al Pci), tant’è che fu coniato il termine di cattocomunisti per un’area vasta di quel partito. A tal proposito “qualcuno era comunista” di Gaber e Luporini non è solo una canzone, ma uno scritto che forse meglio di nessun altro ha saputo rendere cos’era il Pci, quello di Togliatti e Berlinguer, del Pci che sapeva interloquire, confrontarsi e costruire percorsi di inziativa comune con il mondo cattolico, a partire dalle battaglie per la pace. Se non si capisce nemmeno questo, siamo proprio all’a, b ,c.

  39. Simone:

    Mi collego per la prima volta in questo blog di antonio amato, non è male. Sono una ragazzo di 22 anni, la domanda che mi pongo e che rivolgo naturalmente all’onorevole è questa: quale politica giovanile intende attuare e soprattutto c’è speranza di una crescita all’interno del Pd per noi ragazzi.

  40. Robera:

    Mi è piaciuto l’intervento di marco, per carità io non sono mai stato un comunista, più che altro una democristiana, ma stemperiamo i toni da entrambi i lati, purtroppo certe volte il caffè non sempre riesce bene, inoltre pensiamo a tonino amato. Sò che al suo interno, cioè nel suo gruppo, ci sono diverse anime con diversi pensieri, ma la bravura di questo politico è tenerli tutti insieme.

  41. Intemerato:

    Una politica senza valori è come una barca priva del timone in mezzo alle onde del mare. Tonino li esprime questi lavori

  42. Nicola:

    Ho saputo di questo blog ieri, mi hanno detto che è interessante, ehi poniamo delle domande,da quello che leggo già riconosco alcune persone, facciamo da passaparola

  43. gianluca:

    La Costituzione
    Una Costituzione apprezzata dai giovani, ma poco conosciuta. Una Carta di cui i ragazzi e le ragazze del nostro Paese si dicono orgogliosi, ma che ritengono poco applicata nella pratica. Un patrimonio di tutti e per tutti, ancora attuale, ma da arricchire, inserendovi nuovi diritti e, soprattutto, garantendo una maggiore efficacia applicativa.
    Uno strumento che ha avuto un ruolo fondamentale per la crescita economica e sociale del Paese; per la qualità della sua democrazia e per la difesa dei diritti delle persone, ma che ha avuto limitati effetti sulla qualità della politica, su una reale equità sociale e sulla qualità delle istituzioni.
    Onorevole Amato come possiamo coinvolgere i ragazzi i giovani sempre di più ad una conoscenza maggiore della costituzione,delle istituzioni, della politica…Vorrei una risposta, visto che lei è sempre stato un politico presente sui territori

  44. giuseppe talotti:

    Vedo che questo blog si fa interessante, anch’io ho una domanda da fare, Tonino non esiste solo fuorigrotta, pensa pure a bagnoli, vogliamo te e nessun’altro.

  45. virginia:

    In questa fase l’attenzione di molti tra politologi e commentatori sembra focalizzarsi sull’antipolitica e sul suo crescente appeal. C’è chi la vede come un rischio imminente e chi invece -ed è la maggioranza- la percepisce già nella realtà vissuta in questi nostri tempi. In Italia tale riflessione ha conosciuto un rinnovato interesse come dimostrano i recenti interventi sul tema di autorevoli personaggi.

    Del resto, questo argomento non è nuovo al dibattito italiano nel quale l’antipolitica è stata denunciata. Antipolitica o populismo, i fenomeni di ‘degenerazione’ o ‘snaturamento’ della politica si sono evidenziati con forza nel periodo post-tangentopoli con l’ascesa della Lega Nord di Umberto Bossi prima e poi con la discesa in campo di Silvio Berlusconi nel ’94. Tra le tante analisi si cela una dicotomia tra politica e antipolitica o tra democrazia e populismo. Al di là delle considerazioni teoriche, è opportuno soffermarsi su alcune domande sull’antipolitica e le sue caratteristiche. Cos’è l’antipolitica, come nasce e come si esplicita e che cosa la connota? Come si pone rispetto al populismo? Sono queste domande importanti che ci aiutano a capire meglio quello che oggi è una crisi profonda della politica.

    Va sottolineato in via preliminare il fatto che la parola antipolitica si configuri spesso come un concetto teleologico nel senso che il suo significato varia a secondo dell’idea di chi ne fa uso. Forse è questa flessibilità di linguaggio che autorizza ogni tipo di ragionamento e non consente di valutare il fenomeno e la sua consistenza reale. Quindi per evitare semplificazioni che rischiano di conseguire sottovalutazioni mistificatrici o agitazioni fantasmagoriche, è utile chiarire questo concetto e il suo esplicitarsi. Se l’antipolitica si caratterizza con la sua natura ‘anti” cioè se l’antipolitica nel suo significato letterale rinvia a “l’essere contro la Politica”, va anche detto che ciò non basta per spiegare un fenomeno che oggi investe la politica e che può avere implicazioni diverse.

    In altre parole, non basta dire che si tratti di un fenomeno di rifiuto o negazione dalla Politica anche perché ciò non è sufficiente a chiarire né le forme né tanto meno gli esiti che la “contestazione” della politica può assumere. Dal nichilismo all’anarchismo, dal terrorismo al qualunquismo, dal populismo alla disaffezione elettorale, l’antipolitica può far appello a diverse strategie e può avere mire diverse. Basti pensare che le risposte antipolitiche se la prendono a volte con la democrazia o con le sue istituzioni (governo, parlamento e partiti) e altre volte ancora con le ideologie o la stessa legittimità del potere politico.

    In generale le spinte antipolitiche sono effetti patologici e degenerativi la cui causa va ricercata nella crisi di legittimità dei partiti e nella loro scarsa capacità di governare i processi sociali e di definire un progetto di società in seguito al tramonto delle ideologie del Novecento. Quel che è venuto meno è l’efficacia della prospettiva nazionale della politica di fronte alla mutazione genetica della società moderna con l’avvento del globalismo. Sta qui il senso di impotenza che delegittima il sistema dei partiti che sempre più sono incapace d rinnovarsi e di operare una riforma della politica. Un vuoto e uno spazio dove appunto alcune forze si inseriscono denunciando la crisi della politica e candidandosi come alternativa.

    Si sa che la Natura ha orrore del vuoto! E ciò vale anche per la politica. Questa mi pare il punto di partenza per ogni considerazione sull’antipolitica e la sua forma più incisiva nelle società contemporanee che è il populismo. Il declino delle ideologie, la crisi di sovranità dello Stato e infine l’inerzia del sistema dei partiti sono le cause principali della crisi della Politica. Nell’età matura della società moderna basato su regimi democratici forse il populismo resta la forma più concreta di politica antipartitico. Si rammenta che il concetto di populismo nacque contro l’aristocrazia tradizionale e si batteva per un sempre maggiore allargamento, in estensione e in profondità della democrazia. All’origine i populisti ritenevano che la sovranità del popolo fosse confiscata e che la democrazia sia stata soffocata dall’opprimente potere degli interessi finanziari, degli uomini politici corrotti e via dicendo.

    Pongo una domanda all’onorevole antonio amato (politico che stimo) qual’è la sua
    opinione sull’antipolitica.

  46. annalisa:

    Valori e conflitti della politica

    Non si parla mai tanto di valori, quanto nei tempi di cinismo. Questo, a mio parere, è uno di quelli. Le discussioni e i conflitti sulle questioni che si dicono “eticamente sensibili” (come se le questioni, non gli esseri umani, fossero sensibili) sono un’ostentazione di valori. Tanto più perentoriamente li si mette in campo, tanto più ci si sente moralmente a posto. Che cosa sono i valori? Li si confronti con i principi. Principi e valori si usano, per lo più, indifferentemente, mentre sono cose profondamente diverse. Possono riguardare gli stessi beni: la pace, la vita, la salute, la sicurezza, la libertà, il benessere, eccetera, ma cambia il modo di porsi di fronte a questi beni. Mettendoli a confronto, possiamo cercare di comprendere i rispettivi concetti e, da questo confronto, possiamo renderci conto che essi corrispondono a due atteggiamenti morali diversi, addirittura, sotto certi aspetti, opposti.

    Il valore, nella sfera morale, è qualcosa che deve valere, cioè un bene finale che chiede di essere realizzato attraverso attività a ciò orientate. E un fine, che contiene l’autorizzazione a qualunque azione, in quanto funzionale al suo raggiungimento. In breve, vale il motto: il fine giustifica i mezzi. Tra l’inizio e la conclusione dell’agire “per valori” può esserci di tutto, perché il valore copre di sé, legittimandola, qualsiasi azione che sia motivata dal fine di farlo valere. Il più nobile dei valori può giustificare la più ignobile delle azioni: la pace può giustificare la guerra; la libertà, gli stermini di massa; la vita, la morte, eccetera. Perciò, chi molto sbandiera i valori, spesso è un imbroglione. La massima dell’etica dei valori, infatti, è: agisci come ti pare, in vista del valore che affermi. Che poi il fine sia raggiunto, e quale prezzo, è un’altra questione e, comunque, la si potrà esaminare solo a cose fatte.

    Se, ad esempio, una guerra preventiva promuove pace, e non alimenta altra guerra, lo si potrà stabilire solo ex post. I valori, infine sono “tirannici”, cioè contengono una propensione totalitaria che annulla ogni ragione contraria. Anzi, i valori stessi si combattono reciprocamente, fino a che uno e uno solo prevale su tutti gli altri. In caso di concorrenza tra più valori, uno di essi dovrà sconfiggere gli altri poiché ogni valore, dovendo valere, non ammetterà di essere limitato o condizionato da altri. Le limitazioni e i condizionamenti sono un almeno parziale tradimento del valore limitato o condizionato. Per questo, si è parlato di “tirannia dei valori” e, ancora per questo, chi integralmente si ispira all’etica del valore è spesso un intollerante, un dogmatico.

    Il principio, invece, è qualcosa che deve principiare, cioè un bene iniziale che chiede di realizzarsi attraverso attività che prendono da esso avvio e si sviluppano di conseguenza. Il principio, a differenza del valore che autorizza ogni cosa, è normativo rispetto all’azione. La massima dell’etica dei principi è: agisci in ogni situazione particolare in modo che nella tua azione si trovi il riflesso del principio. Per usare un’immagine: il principio è come un blocco di ghiaccio che, a contatto con le circostanze della vita, si spezza in molti frammenti, in ciascuno dei quali si trova la stessa sostanza del blocco originario. Tra il principio e l’azione c’è un vincolo di coerenza (non di efficacia, come nel valore) che rende la seconda prevedibile. Infine, i principi non contengono una necessaria propensione totalitaria perché, quando occorre, quando cioè una stessa questione ne coinvolge più d’uno, essi possono combinarsi in maniera tale che ci sia un posto per tutti. I principi, si dice, possono bilanciarsi. Chi agisce “per principi” si trova nella condizione di colui che è sospinto da forze morali che gli stanno alle spalle e queste forze, spesso, sono più d’una. Ciascuno di noi aderisce, in quanto principi, alla libertà ma anche alla giustizia, alla democrazia ma anche all’autorità, alla clemenza e alla pietà ma anche alla fermezza nei confronti dei delinquenti: principi in sé opposti, ma che si prestano a combinazioni e devono combinarsi. Chi si ispira all’etica dei principi sa di dover essere tollerante e aperto alla ricerca non della giustizia assoluta, ma della giustizia possibile, quella giustizia che spesso è solo la minimizzazione delle ingiustizie.

    Passando ora da queste premesse in generale alle loro conseguenze circa il modo di legiferare sulle questioni “eticamente sensibili” di cui si diceva all’inizio, avvicinandoci così alle discussioni odierne sul tema dell’aborto, qui prese a esempio (ma ci si potrebbe riferire anche ad altro, come l’eutanasia, la fecondazione assistita, ecc.), si può stabilire un’altra differenza a seconda che si adotti l’etica dei valori o quella dei principi. Nel primo caso (il caso del valore), saranno appaganti le norme giuridiche che proteggono in assoluto il bene assunto come valore prevalente, e inappaganti le norme giuridiche che danno rilievo, cercando di conciliarli relativizzandoli l’uno rispetto all’altro, a beni diversi. Possiamo parlare, per gli uni, di assolutismo etico-giuridico; per i secondi, di pluralismo (non certo, evidentemente, di relativismo etico, equivalente a indifferenza morale).

    Nell’assolutismo, si trovano a casa propria tanto coloro che parlano dell’aborto, né più né meno, come di un assassinio (oggi si dice “feticidio”), quanto coloro che ne parlano come diritto incondizionato. Assassinio e diritto sono due modi per dire il riconoscimento assoluto, come valori, della vita o della libertà. I primi, in nome del valore prevalente della vita del concepito, si disinteressano di tutto il resto: la salute e la vita stessa della donna, messa in pericolo dagli aborti illegali e clandestini; i secondi, in nome dell’autodeterminazione della donna come valore prevalente, si disinteressano della sorte del concepito. Costoro, pur su fronti avversi, si muovono sullo stesso terreno e possono farsi la guerra. Ma, tutti, si troveranno insieme, alleati contro coloro che, ragionando diversamente, non accettano il loro assolutismo.

    Questo ragionar diversamente, cioè ragionar per principi, è certo assai più difficile, ma è ciò che la Costituzione impone di fare: la Costituzione, ciò che ci siamo dati nel momento in cui eravamo sobri, a valere per i momenti in cui siamo sbronzi. Orbene, la Costituzione, attraverso l’interpretazione della Corte costituzionale, dice che nella questione dell’aborto ci sono due aspetti rilevanti, due esigenze di tutela, due principi: l’uno, a favore del concepito la cui situazione giuridica è da collocarsi, “con le particolari caratteristiche sue proprie”, tra i diritti inviolabili della persona umana, il diritto alla vita; l’altro, a favore dei diritti alla vita e alla salute, fisica e psichica, della madre, che può essere anch’essa “soggetto debole”. Quando entrambe le posizioni siano in pericolo, occorre operare in modo di salvaguardare sia la vita e la salute della madre, sia la vita del concepito, quando ciò sia possibile. Quando non è possibile, cioè quando i due diritti entrano in collisione, deve prevalere la salvaguardia della vita e della salute della donna, “che è già persona”, rispetto al diritto alla vita del concepito, “che persona non è ancora”. Dunque: si parla di diritti della donna e del concepito, ma non si parla mai di aborto come (dicono i giuristi) “diritto potestativo” della donna, né, al contrario, di dovere di condurre a termine la gravidanza. Ci si deve districare tra le difficoltà e non ci sono soluzioni a un solo lato.

    Non interessa, ora, se la legge 194 bene abbia svolto il suo compito. Interessa il modo di ragionare e di porsi di fronte a questo “problema grave”, un modo non intollerante, carico di tutte le possibili preoccupazioni morali, aperto alla considerazione di tutti i principi coinvolti. Se nel dibattito pubblico, si usano quelli che si sono detti “esangui fantasmi in lotta per diventare i tiranni unici delle coscienze”, cioè i valori, la legge che ne verrà sarà solo sopraffazione.

    C’è poi un altro aspetto della distinzione valore-principi, importante per il legislatore. Il ragionare per valori è compatibile, anzi esige leggi tassative: tutto o niente, bianco o nero, lecito o illecito, vietato o permesso. Il ragionar per principi spesso induce la legge a fermarsi prima, rinunciare alle regole generali e astratte e a rimettere la decisione ultima alla decisione responsabile di chi opera nel caso concreto. Prendiamo la discussione odierna circa la sorte degli “immaturi”, i nati diverse settimane prima del tempo, portatori di deficienze nello sviluppo di organi e funzioni destinate a pesare più o meno pesantemente sull’esistenza futura, sempre che ci sia. C’è un qualunque legislatore che possa ragionevolmente imporre una regola assoluta circa il che fare? Per esempio, la rianimazione sempre e a ogni costo, senza considerare nient’altro? Solo la cieca assunzione della vita come valore assoluto, della vita come mera materia vivente, potrebbe giustificarla. Ma sarebbe, in molti casi, un arbitrio. Ogni caso è diverso dall’altro e i rigidi automatismi legali, quando si tratta di principi da far valere in situazioni morali di conflitto, si trasformano in sopraffazione.

    C’è un dialogo classico tra Alcibiade e Pericle, riferito da Senofonte, che ci fa pensare. Il discepolo chiede al maestro, semplicemente: che cosa è la legge? Pericle risponde: ciò che l’assemblea ha deciso e messo per iscritto. Anche la sopraffazione, decisa e messa per iscritto? No, questa non sarebbe legge. È legge solo quella che riesce a “persuadere” tutti quanti, il resto è solo violenza in forma legale. Chi professa valori assoluti non si propone di persuadere ma di imporre. Chi ragiona per principi può sperare, districandosi nella difficoltà delle situazioni complicate, di essere persuasivo; naturalmente a condizione che si sia ragionevoli, non fanatici.

  47. Massimo:

    On. Amato, qual’è la sua politica sul problema della casa.

  48. Mario:

    Che succederà in Campania con questa crisi finanziaria originata dalla crisi sui mutui, avrà ripercussioni nel nostro territorio in termini economici, sociali, politici?
    On. Amato se ci può rispondere..

  49. gino:

    Siamo ragazzi della zona flegrea, abbiamo imparato a stimarla, ma vorremmo una maggiore presenza sua in questa zona, cioè incontrarla da vicino.

  50. mario pollice:

    Qual’è la sua opinione, onorevole, sulle gravi disfunzioni della sanità campana, cioè il pd in questo settore ha agito bene, attendo una risposta

  51. rosario d'amico:

    L’emergenza rifiuti è veramente finita, non abbiamo lasciato troppo spazio a Berlusconi,che si è fidanzato ultimamente con Bassolino, ma dov’è finita l’immondizia?

  52. Andrea speziale:

    Siamo ragazzi di ercolano, desideriamo incontrarla, per porle alcuni quesiti della zona, ci sentiamo un pò abbandonati

  53. carmine esposito:

    Sappiamo della sua capacità di stare sui territori, anzi ultimamente la rivedo, sia in televisione e sia nelle interviste, come l’ho conosciuto una volta, cioè andare a capofitto sul problema e cercare di risolverlo

  54. Ragazzi flegrei:

    Cara roberta, pure io non sono mai stato un comunsta, ma democristiano, anzi l’anima sociale della DC e ne vado fiero. Ci credo nel PD (nonostante tutto), purtroppo il problema di fondo è che le due culture devono ancora capirsi del tutto,ci vorrà un pò di tempo, ma alla fine la sintesi verrà.

    I ragazzi flegrei

  55. Ester:

    Ufficialmente tutti negano contrasti. Ma nel loft del Partito Democratico è muro contro muro. Dietro al quale stanno venendo alla luce vecchie correnti, tutt’altro che scomparse, invece sono sempre più forti. Almeno darsi battaglia sui temi costitutivi del Pd: l’organizzazione interna (statuto,congressi, tessere, elezioni); la laicità; la legge elettorale. Caro Tonno spero che darai una mano a questo partito e spero che darai un tuo contributo all’unità (anche non sarà facile).

  56. vitale scayola:

    PD: PARTITO DIVISO SU ALLEANZE, CASINI PONE CONDIZIONI

    Il Pd deve rinunciare a Rifondazione e Di Pietro. Altrimenti non ci si può nemmeno sedere al tavolo”: Pier Ferdinando Casini, il giorno dopo la riunione dei “coraggiosi” di Rutelli, non promette alleanze sicure ma intanto chiede una scelta di campo precisa ai democratici di Veltroni. Scelta difficile e che già nella sua declinazione rutelliana provoca contraccolpi nel partito, in particolare nella minoranza ulivista.

    “Forte della sconfitta di Roma – osserva sarcastico Mario Barbi – Rutelli torna sulla scena e spiega al Pd come tornare a vincere, come se fosse appena tornato dalle vacanze dove era andato a riprendersi dalla batosta romana”. Quanto a Veltroni (con cui Rutelli era d’accordo), con la sua linea “il Pd non ha acquistato credibilità alla sua destra e l’ha persa alla sua sinistra”. Non meno feroce Oliviero Diliberto: “Accordo Pd-Udc? Ne penso tutto il male possibile. Già il Pd è un partito molto moderato, figuriamoci se fa l’accordo con l’Udc di Casini e Toto Cuffaro. Non sarà più moderato ma conservatore”. Meno caustico nei toni ma non nei contenuti il giudizio del democratico Vincenzo Vita: piazza Navona “non può essere l’alibi” per sostituire l’Idv con l’Udc, “guai insomma se la critica agli eccessi di una piazza si trasformasse in una involuzione moderata del Pd”.

    Intanto D’Alema e Casini (ma ci saranno anche il Prc Giordano e il leghista Calderoli, oltre allo stesso Veltroni che però proporzionalista non è) saranno insieme a difendere in un seminario le ragioni del modello elettorale tedesco. Difficile non vedere nella sequenza degli interventi un nesso col dibattito interno al Pd. Tant’é che l’ulivista Franco Monaco avverte che se il partito “sposasse il tedesco, si richiederebbe un congresso e un’altra leadership”. Come se non bastasse, il dibattito oggi si arricchisce anche delle motivazioni degli ulivisti nella distanza nei confronti di Rosy Bindi: ragioni, come scrivono, di linea, di merito e di contenuto.

    Situazione complessa e poco favorevole, come evidente, alla leadership di Veltroni, anche se intanto Goffredo Bettini e Andrea Orlando festeggiano le prime 200 mila firme già raccolte (su un obiettivo di 5 milioni) per la petizione ‘Salva l’Italià. Ce n’é quanto basta per far tracciare un ritratto non proprio edificante a Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, che vede un partito “lacerato” su quattro linee diverse (quella di Veltroni, quella di D’Alema, quella di Rutelli e quella degli ulivisti-prodiani): “Ma un partito con quattro linee non ha una linea, e forse rischia di non essere nemmeno più un partito…”, chiosa.

    La domanda è, rivolta naturalmente ad antonio amato, qual’è la sua opinione su una alleanza PD-UDC in chiave regionale alle prossime elezioni?

  57. Umberto farconio:

    Sia chiaro: sono, e sono sempre stato, stra-favorevole al dialogo tra maggioranza ed opposizione. E sono convinto che solo in questo modo si possono fare le grandi riforme (il titolo del post è volontariamente provocatorio). Ma il PD stava soffocando schiacciato dal peso di Berlusconi, tanto da dare l’impressione di esserne diventato una specie di “succursale”. Questo clima da “inciucio” finalmente è finito, e si è tornati a darsi battaglia.

    Perchè in politica si può allo stesso tempo essere avversari e dialogare. Ma non bisogna correre il rischio di diventare un magma indistinto in cui conta solo chi è più bravo a farsi vedere (anche perchè, in questo caso, il Cav stravince). Il PD deve tornare a fare opposizione, dura, forte, compatta, ed allo stesso tempo deve chiedere alla maggioranza un dialogo serrato sulle riforme. Che a governare siano il governo e la maggioranza che lo sostiene. Da soli. Ma le riforme le si deve fare insieme, perchè ne ha bisogno il paese intero, e non soltanto il 47% degli italiani che ha votato PDL alle ultime elezioni.

  58. Antonio Canzanella:

    La crisi finanziaria internazionale è una iattura. Che provocherà moltissimi problemi in tutto il mondo, e ci farà soffrire.

    Ma, come tutte le crisi, è anche un periodo di transizione che, se gestito bene, può contribuire a cambiare le cose in meglio. In altre parole abbiamo la possibilità di “cogliere” questa “opportunità” per ridisegnare l’intero scenario politico mondiale, e non avrebbe alcun senso tirarsi indietro proprio adesso, e lasciare che la situazione politica mondiale si “aggiusti da sé” (portandosi quindi dietro tutte le inevitabili storture di un processo di riorganizzazione caotico, lasciato al caso ed alla libera iniziativa di qualche intraprendente privato).

    Se infatti in questa fase cruciale per i futuri assetti politici mondiali l’Europa (unita) non sarà in grado di recitare la parte del protagonista, insieme agli Stati Uniti, sarà probabilmente la Cina a farlo. E, dato che al protagonista di questa vicenda spetterà non solo il compito di trovare le soluzioni definitive alla crisi finanziaria globale ma anche quello di ridisegnare i rapporti di forza tra le potenze economiche mondiali, se sarà la Cina a farlo ovviamente lo scenario che emergerà non potrà che essere cino-centrico.

    E’ pertanto arrivato il momento della ASSOLUTA NECESSITA’ di trasformare l’Unione Europea in un’unione politica di fatto, delegando ad organismi internazionali tutte le decisioni di carattere globale. E ritengo che l’Italia sia uno dei paesi che può più di tutti contribuire a questo progetto ambizioso che in questi giorni sembrerebbe essere più vicino che mai (data la necessità citata in precedenza).

    Noi italiani ci troviamo pertanto nella condizione di poter “guidare” questa “rivoluzione” con l’obiettivo non solo di risolvere la crisi, ma di disegnare un nuovo grande assetto politico globale che superi le attuali divergenze nazionali per dare al mondo intero tutta la sicurezza di cui ha bisogno. Come ci si può tirare indietro di fronte ad una prospettiva così?

    PS: in quest’ottica la politica italiana dovrebbe mettere da parte i meschini battibecchi quotidiani e provare a condurre questo gioco insieme, unendo le forze migliori di ogni parte per “alzare il livello” onde poter davvero giocare un ruolo da protagonista; lasciando la politica delle parole, ed abbracciando finalmente l’unica politica che abbia senso abbracciare: quella dei fatti.

    Cosa ne pensa l’onorevole amato della crii finanziaria che ci sta colpendo? Quali provvedimenti?

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