Amato: Pd, in Consiglio una marcia in più: ”sul Bilancio non intendiamo subire ricatti”
Commento
E’ evidente, ancora di più dopo la riunione di oggi, il cambio di passo e la marcia in più che il gruppo regionale del Pd sta imprimendo al processo di costruzione del nuovo partito in Campania…
lucio schettini:
Gentile On.Amato,
poiché fui tra i suoi elettori, a ciò indotto da un comune amico, penso sia anche giusto farLe sapere perché ho deciso di non votare, né alle elezioni provinciali, né alle elezioni europee. Sottolineo che Lei è del tutto incolpevole di questa mia decisone, anzi la voterei di nuovo perché Lei si è comportato come io speravo che facesse: onestà, poche chiacchiere e molta fatica; ma il suo personale impegno e la sua personale, troppo personale, limpidità, non sono sufficienti a giustificare un voto che andrebbe anche a chi ha fatto di Napoli e della Regione Campania, bottino di guerra, terra di abuso e di saccheggio ed un esempio della più totale incapacità di promuovere politica e progresso sociale.
Dico “troppo personale limpidità” perché probabilmente il suo tenore morale non è estensibile a coloro con cui lei è politicamente collegato. Comunque la magistratura ci ha mostrato cosa sia in incubazione nel PD, un partito che deve la sua fortuna la fatto di avere alla sua sinistra delle caricature di “sinistra”, personaggi di basso prezzo ed un sindacato di castrati.
Lei pensa davvero che con “questo” PD, con le frattaglie guaste del mini partiti, Mastella (come adombra Cozzolino) ed atra roba del genere sia pensabile di assicurare alla Campania ciò di cui ha bisogno, soprattutto in una crisi devastante ed infinita quale quella che sta per ricadere anche da noi? Dal lato del centro-destra, poveri noi, è anche peggio.
Lei pensa davvero che un PD, ridotto com’è ad un aggregato di gruppi di potere a contenuto politico nullo e disposti a tutto, ma proprio tutto, pur di approfittare della politica
13 febbraio 2009, 7:36 pmsi possa fare il bene pubblico? Governare i processi di destrutturazione economica, fronteggiare una massa di povertà sempre più vasta e profonda, risanare il funzionamento di istituzioni deformi, aiutare la piccola e media industria a resistere e risollevarsi, ecc.?
Lo svuotamento delle istituzioni e delle regole, la decomposizione della politica, ridotta a marcescenza, la sostituzione dell’abuso al diritto, il nepotismo ed il clientelismo assunti come motivazione elettorale, l’assalto alle pubbliche finanze, la debilitazione dei quadri tecnici degli enti sostituiti da inutili consulenti di famiglia: veda tutto ciò ha modificato in profondità il rapporto cittadini-istituzioni-politica, fino ad un punto di non ritorno.
Tutto questo si vede vagamente dall’alto delle istituzioni e, comunque, da lì non è possibile misurare fino a che punto lo sdegno dei cittadini si va trasformando in sentimenti più cruenti. Per quanto Lei personalmente lo meriti, me ne dispiace, ma non posso votarla.
Nel voto c’è sempre una speranza, ma qui non vedo proprio in che cosa sperare.
piero:
Quando chiesi al Dott.Lucio Schettini un voto per Tonino Amato, avevamo già ben presente la deriva autocratica in cui stava precipitando il bassolinismo. Valutammo non solo il valore della persona, ma anche le inevitabili contraddizioni di fondo che lo avrebbero portato ad assumere infine una posizione politica non allineata al regime.
18 febbraio 2009, 8:16 pmAmato ha onorato il nostro voto, è bene dirlo perchè si sappia, ma la coerenza di un galantuomo è insufficiente a contrastare la devastazione operata da Bassolino e dai suoi attendenti, tanto proterva da proiettarre la sua immagine su tutto il PD nazionale e da pesare non poco sul suo fallimento.
Ciò che dice Lucio è vero, è questo lo stato della politica quì in Campania dove sembra che tutto sia infetto, contaminato, sporco. Non basterà trovare un “buon candidato” o qualche operazione di maquillage politico, e non servirebbe alla nostra gente.
Perciò molti elettori pensano che sia meglio affidarsi all’”uomo della Provvidenza”, senza avvedersi di cadere dalla padella nella brace.
E così la Campania affronterà la peggiore crisi economica della storia nelle peggiori condizioni possibili.
Amato ha fatto la sua parte, con onore voglio aggiungere, e lo ringrazio per non avermi deluso. Mi rimane il rimorso che, avendolo votato, possa averlo anch’io costretto a navigare nelle acque sporche di una politica degenerata, a convivere con ‘politici’ che la decenza mi impedisce di nominare.
piero:
Dal forum del Corriere del Mezzogiorno.
A Veltroni è mancata la proterva ostinazione del duo Bassolino-Jervolino ed, alla fine, ha dovuto mollare. Con lui finisce l’idea di un’Italia senza sinistra, tutta raccolta intorno al centro moderato per il quale voleva competere con Berlusconi. Ha creduto che la politica fosse solo slogan e pubblicità e non si è accorto che è altra cosa, che nella politica c’è anche la vita delle persone, di quelle che erano rappresentate da una sinistra ampia e dialettica, molto diversa dal Pd e dai risibilii partitini alla sua sinistra.
Questa sinistra è nel Paese e gli ha detto no, non andando a votare o votando a dispetto, più volte, e lui ancora non capiva.
E non ha neppure capito quanto fosse grave la figuraccia a dimensione europea del rifiuto di Bassolino di dimettersi, non ha capito che era quella della Campania la sinistra e il Pd che l’Italia vedeva, al di là delle sue chiacchiere. Non si è dimesso un segretario, perchè segretario non lo è mai stato, si è dimesso un imbonitore che credeva di sostituire le sue trovate eclettiche a ciò che la politica è, alla sua brutalità ed alla sua capacità di ferire nel profondo il Pese ed il suo senso morale, l’economia, tutto.
Il Pd finisce con Veltroni, i vari pezzi sono già presi in un moto centrifugo, chi verso il partito di Casini, chi più ancora a destra, chi verso l’illusione che il filmino della storia del Pd possa essere proiettato al contrario: ma nessuno di questi pezzi si rende conto che di loro non c’è bisogno.
Ci sarebbe bisogno di una sinistra moderna ed intelligente, capace di leggere da sinistra i problemi della crisi e dello sviluppo e perciò capace di rappresentare la sinistra che è nel Paese, quella che Veltroni, Bertinotti ed altri hanno zittito occupando la scena politica con i loro ingombranti ed inutili teoremi, la sinistra stanca di vedere surrogata la politica di sinistra con un antiberlusconismo come valore aggregante, stanca di vedere gente che si dice di sinistra comportarsi e governare espungendo i suoi valori dal contenuto dell’azione di governo.
Che Veltroni di dimette è un bene, non un male; almeno insegna a chi verrà, e se verrà, dopo di lui che gli elettori non sono massa di manovra a cui si può far digerire tutto, Bassolino compreso.
di piero
19 febbraio 2009, 4:15 pmAugusto Alterio:
Giuseppe Civati, consigliere regionale della Lombardia, uno dei politici giovani più promettenti del PD, così risponde ad un’ intervista:
se invece Franceschini cambiasse davvero?
“Ne riparliamo fra un mese. Se Bassolino è sempre lì a far danno, allora significa che non è cambiato nulla”.
Veltroni ha provato a far dimettere Bassolino.
24 febbraio 2009, 3:50 pm“E invece s’è dimesso lui. Ha idea di quanti voti ci toglie ogni giorno, da mesi, la vicenda campana? Noi andiamo in giro qui al Nord a sostenere il modello di buona amministrazione del centrosinistra, e la gente ci risponde sempre la stessa cosa: allora a Napoli? Oggi Velardi, assessore di Bassolino, ha definito il grande Roberto De Simone una sciagura. Domanda: è lo stesso Velardi che sul Corriere garantiva per Romeo una settimana prima dell’arresto? Ma perché noi dobbiamo farci il mazzo a volantinare nelle fabbriche del bresciano o a parlare con i piccoli imprenditori del Varesotto, quando poi questi distruggono tutto con una puntata di Porta a Porta?”.
augusto alterio:
LEGGE ELETTORALE REGIONALE / La demogogia del femminismo coatto.
12 marzo 2009, 2:20 pmIncapace di governare ed ancor più incapace di legiferare. Il Consiglio Regionale della Campania sforna l’ultimo assurdo demagogico: il femminismo coatto. Secondo la legge le due preferenze esprimibili devono essere ripartite per “genere”, perlatro ammettendone solo due e cancellando tutto quanto la psicologia, la sessulogia, la sociologia e le moderne legislazioni riconoscono, e cioè che la morfologia di nascita, maschio o femmina, non indica affatto una definizione dello status sessuale o di “genere”, tanto per usare il termine erroneo utilizzzato nella legge. Se ad esempio volessimo eleggere al consiglio regionale, poniamo, l’On. Luxuria, lo dovremmo votare come maschio, perchè così l’anagrafe lo classifica, o come donna, dato che tale egli si presenta ed appare?
Questa legge avrebbe dovuto raccogliere una protesta delle donne, per le quali è più difficile costituire ed allattare clientele elettorali, è questa la sua motivazione vera. Ed allora ecco il voto coatto, il trascinare a viva forza le donne nelle istituzioni per il fatto che una legge vera e seria avrebbe comportato lo smontaggio dei meccanismi perversi del clientelismo; tanto, avranno pensato, saranno candidate non in quanto donne, ma in quanto membri organici delle conventicole di potere.
Pensavo allora a tante persone di valore, che hanno dato prove consistenti e durevoli delle loro capacità e della loro moralità, al Dott. Manlio Converti, ad esempio, che può dirsi un esperto di grande livello sulle questioni dei rifiuti, oltre che un valentissmo psichiatra. In quale genere lo iscriviamo? a forza, si capisce; oppure lo escludiamo per il contenuto chiaramente barbaro e medioevale della legge?
E, puta caso, se il meglio esprimibile dalla politica fosse in maggioranza composto da donne. che comunque non potrebbero mai essere maggioranza, per vincoli della legge?
Sono già noti i casi numerosissimi di donne candidate per familismo, e dovremmo ringraziare Bassolino se, insieme alla moglie, non ha candidato anche la suocera.
Questi politici si mostrano persino incapaci di leggere; sarebbe bastato dare un’occhiata alle legislature eletorali dei paesi avanzati per capire di navigare dalla parte opposta. Dove non c’è clientelismo il problema del “genere” non si pone neppure e le donne possono farsi valere in forza delle loro capacità e senza coartare l’elettorato costretto a sopportare, da questo punto in poi, anche mogli e comari.